Appunti dalla Sierra Leone

Home sweet home

Sono a casa da meno di due giorni. Equamente dedicati al sonno e ai saluti ad amici e parenti.
Particolarmente commovente l'incontro con la nonna Angela, novantaduenne scorza di bergamasca come non se ne sfornano più, lingua tagliente cui il recente difetto di memoria non ha tolto l'irresistibile verve.
Il mio tentativo di farmi riconoscere dalla finestra non ha avuto totale successo; perlomeno ha capito che ero uno dei quatro fratelli.

il seguente dialogo è una non fedelissima traduzione dallo stretto dialetto orobico
"Ah, pòta sei l'Andrea! Ciao!"
"Esatto!!! Ciao nonna. È un po' che non ci si vede..."
"Eh sì... da quanto?!?"
"Quattro mesi!"
"Oh Madonna! E dove sei stato per così tanto tempo?"
"In Africa."
"Ah sì, certo. Ad aiutare i bambini poveri. Che bravo che sei... Ma l'hai trovata la morosa?"
"No, nonna, niente morosa..."
"E quanto sei stato via?"
"Quattro mesi, nonna."
"Quanto tempo! Ma quanti hanni hai adesso?"
"Dai che lo sai... Indovina?"
"Mah, non so... Trenta?"
"Eh, un po' di più. Dai, riprova!"
"L'età di Gesù Cristo?"
"Quasi... Uno di più."
"Pòta trentaquattro allora. Ma ce l'hai la ragazza?"
"No, nonna: non ce l'ho la ragazza."
"Allora sei un barba!!! [zitellone] Che peccato! Un ragazzo a modo come te... La devi proprio trovare una brava ragazza!"
"Ok nonna, mi guarderò in giro!"

Insomma: sono tornato senza moglie, neanche uno straccio di fidanzata.
Neppure mi son portato a casa un bimbetto nero, né una borsa di diamanti.
Non sono nemmeno abbronzato, è arduo convincere che sono effettivamente stato in Sierra Leone.
Però la pellaccia, seppur pallida e separata dalle ossa da meno carne del solito, è ancora in discrete condizioni. Non ho assaggiato la malaria e pare che nessun verme guineano o altro simpatico parassita abbia deciso di alloggiare nel mio corpo.
Ho un sonno colossale e devo visitare il bagno con una frequenza insolita.
Ma la dieta delle varie cucine Ciocca sistemeranno la situazione in brevissimo tempo.
È strano e piacevole essere in vacanza a casa.
Qualche settimana di vacanza, poi si riparte.
Proxima estacion? Boh!?!
Ciao, Bo!

 Nessuno ha avuto nulla da dire o da ridire.

saluti

Avrò da lavorare fino all'ultimo giorno. Ed è una vera fortuna.
Probabilmente mi renderò conto che l'avventura sierraleonese è veramente conclusa solo salendo la scaletta dell'aereo.
L'indaffarata incoscienza è interrotta dai saluti delle persone che mi domandano "Ma veramente stai per andare? Non puoi rimandare?!?"
Purtroppo devo correre a casa a portare un po' di sole, ad accarezzare ventri dilatati da virgulti in fermento o germogli fermentato, ad accogliere vacanzieri di ritorno, a spiegare due trucchetti voodoo agli abitatori del campetto della sfinge.
Il mio lato vanitoso intanto si nutre delle - mi auguro autentiche - dimostrazioni di affetto e riconoscenza.
Saluti organizzati: Cena al Country Side - il locale "fico" di Bo - con il team degli it-guys, ultima visita al playground con dono finale del pallone, aperitivo sotto le stelle - o acquazzone, a seconda - con tutti gli espatriati.
Poi tanti abbracci, vigorose strette di mano, scambi di numeri di telefono e indirizzi e-mail. Qualche "arrivederci" - magari non molto convinti, piuttosto speranzosi - e una cascata di "in bocca al lupo" per la vita futura.
Sono quasi pronto... Certo, faccio il duro. Poi, di fronte al retorico saluto di mr. Francis, direttore dell'ospedale, a malapena trattengo le lacrime.
Ciao, gente!!

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Date

Ce l'abbiamo fatta: abbiamo le date. Il mio contratto scadrà il 3 luglio. Dovrei volare da Freetown la sera del primo e arrivare a Brussels la mattina del 2, sbrigare le formalità di fine missione e buttare lo stanco corpaccione sul primo aereo per Bergamo/Milano.
E allora si inizia a far saltare qualche tappo di bottiglia.
L'agenda del mese inizia già a riempirsi.
Il 9 sarò parte dell'insana comitiva in partenza per Novi Sad, Serbia. In programma l'annuale Exit Fest sulle rive del Danubio. Il 12 suonano i Gogol Bordello - a fare da degna spalla un certo Manu Chao... Qualcuno vuole unirsi??!?
Il 19 si festeggia il matrimonio di Marta - se non si rende conto in extremis di cosa sta per fare - e Mirco - se riesce ad ingannare i di lei occhi ancora per qualche settimana... Ma è incredibile quello che questi sguazzanti riescono a fare ;-)
La partenza per una prossima destinazione con MSF è approssimamente fissata per la fine del mese. Fino a quel momento spero di avere la possibilità di incontrare, ascoltare, ubriacare, raccontare, baciare, dormire, abbracciare, giocare e accarezzare pance gonfie.
Senza lasciare un minuto di spazio alla nostalgia.
Conto su di voi... preziosamente :-)

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bo..h!!!

Non ho parole: hanno dimesso Precious Maria e mamma - entrambe in invidiabili condizioni :-) - Tommy e Saidu. Tutti e quattro lo stesso giorno. Giuro che non ho pianto, ma ci è mancato davvero poco.
I miei ultimi pomeriggi saranno meno giocherellosi.
L'ospedale saluta tanto le sue mascotte quanto i volontari stranieri che se ne tornano a casa. Nuovi espatriati arrivano. E adotteranno i propri beniamini.
Fa un po' autunno... Da tre notti i miei sogni sono tornati ad essere in lingua italiana. La mia testa si sta abituando all'idea della partenza.
Via dalla Sierra Leone. Paese strano.
Ci troviamo ad affrontare una possibile emergenza nutrizionale: nelle tende del Therapeutic Feeding Center sono attualmente ricoverati due bambini per letto. Una delle cause è l'aumento del prezzo del riso, che nel giro di un anno è passato da 70.000 a 130.000 Leoni al sacco. Il riso viene importato dalla Cina. Intanto piovono fiumi d'acqua su base giornaliera.
L'enorme contraddizione di un paese estremamente misero a discapito dell'apparente ampia disponibilità di ogni tipo di risorsa non da' tregua.
Viene il dubbio che i motivi siano profondamente radicati nella storia di questi luoghi. Che, sebbene siano splendidi e abitati da gente ammirevole, ai quali è estremamente facile affezionarsi, fatica ad entrarti sotto pelle - a differenza del Verme di Guinea; se siete sensibili di stomaco evitate di cercare le foto della bestiolina su Google.
È come se la povertà qui sia strutturale, antropologica. Mi sembra incredibile di non essere in grado di individuare una cifra caratteristica della Sierra Leone. A differenza degli altri paesi che mi è finora capitato di visitare, si avverte la mancanza di spunto creativo. Non si incontrano musicisti per strada e nei locali. Nessuna compagnia teatrale. Poche danze tradizionali. Sulle lenzuola del mercato scarseggiano maschere o altri pezzi di artigianato. Proliferano invece insulse ciniserie di pessima qualità.
La musica è ovunque, ma riprodotta da improvvisati impianti stereo. Le canzoni non sono quasi mai locali: per lo più nigeriane, come i film-telenovela proiettati nei cinema.
L'unica attività che solleva l'entusiasmo popolare pare essere il calcio. Ma le squadre per cui i ragazzi tifano maggiormente e che fanno la fila per veder giocare sono l'Arsenal e il Manchester United.
Mah, magari la mia testa sta sordidamente preparando una partenza meno traumatica. Forse ho mangiato troppo cous-cous ieri sera. Oppure sono solo un po' frustrato perchè non riesco a trovare dei souvenir decenti da portare a casa...
Mi manca Tommy.
Chissà se si ricorderà di Momo.
Ah, non ve lo avevo scritto: Momo è il mio nome Mendè.

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Extremely dangerous

Il paese al mondo che vanta il non invidiabile record per la più alta mortalità infantile e materna riserva delle minacce anche per chi non è un bimbo nè una donna incinta.
Il pericolo a volte si nasconde nell'erba... recentemente si sono moltiplicati gli avvistamenti di serpenti. Le guardie ne hanno scovati e uccisi tre in te giorni all'interno del nostro cortile.
"Morto?"
"Completamente"
"Che specie era?"
"Cobra"
"Pericoloso?"
"Moooolto pericoloso!"
Allego evidenza dell'ultima esecuzione. Quantomeno il rettile, prima di essere terminato a bastonate, è riuscito a riempirsi la panza. Il pranzo in questione - verosimilmente un topolino - era ancora solamente "quasi morto", al momento dello scatto.
Anders, collega danese, ne ha inavvertitamente calpestato uno, passeggiando nell'oscurità... Comunque il rischio è notevolmente diminuito, ora che il prato è stato cosparso di gasolio, allo scopo di convincere i serpentelli a strisciare fuori dalla nostra proprietà.
Elementare la relazione con il recente vertiginoso aumento di vendite di torce a spaventati visi pallidi.

Più subdolo è l'uso di armi umane, pratica della quale ogni lettore delle guide Lonely Planet è certamente al corrente: tutti sappiamo che i bimbi che ti corrono incontro salutandoti mentre esci da un motel di Amman stanno in realtà cercando di borseggiarti. E che le ragazzine che giocano ai bordi delle strade di Jakarta altro non sono che sanguinarie terroriste.
Qui a Bo i bambini sono di una dolcezza irresistibile: tendi a dimenticarti che li hai raccolti appena fuori dal reparto in cui sono ricoverati. Ormai gli hai schioccato un baciozzo e te li sei strofinati per bene in faccia.
"Barbara, scusa: ma... cos'è che ha Tommy?!?"
"Ah, niente: solo la tubercolosi. Ok, perfetto, grazie!"
Sicuramente altre volte è andata peggio.

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piu' tre meno uno

Tre mesi di missione MSF.
Tre mesi lontano da casa.
Tre mesi di Sierra Leone.

É strana la percezione di come sia trascorso questo tempo.
Da un certo punto di vista è letteralmente volato via, uno schiocco di dita.
D'altra parte ogni tanto mi sembra di vivere qui da sempre: l'intensità di questa avventura porta ad assimilare profondamente il nuovo stile di vita, il ritmo delle giornate, i rapporti con i luoghi e le persone.
Il Nacoti salutò la mia partenza con questo pensiero: "Vediamo come tornerai cambiato da questa esperienza". Probabilmente la corretta misura di questo periodo non si valuta in giorni, settimane e mesi, ma proprio in relazione al suo impatto e alle conseguenze che lascerà.
Sono allora un po' preoccupato: sono qui a pensare al senso di quello che faccio. Sabato mattina, risveglio piacevolmente ritardato, le mani come al solito sulla tastiera di un computer. Ieri sera, di ritorno dal lavoro, ho sbirciato famelico tra le pagine di internet i risultati delle partite del basket americano, italiano, bergamasco. Sulla via di casa, visita alla dottoressa Barbara - che paga il periodico dazio a questo ambiente inclemente con il nostro pallido sistema immunitario. Cena e serata davanti alla tv: birra, patatine e caramelle, ipnotizzati da Marlon Brando/Don Vito Corleone impegnato a distribuire offerte che non si possono rifiutare.
Certo, il film era in inglese e il sottoscritto - italico bersaglio dell'ilarità dell'internazionale pubblico stravaccato sui divani - ha dovuto tradurre i dialoghi originali in siciliano (qual è il vocabolo inglese più appropriato per 'minchia'?!?). Certo a tratti dovevamo alzare al massimo il volume per sovrastare il fragore della cascata d'acqua che il cielo di Bo riversava sul tetto. E gli scampoli di conversazione riguardavano l'intensità del picco stagionale degli accessi di bimbi al programma nutrizionale, l'incidenza della malaria nei villaggi, l'aumento di tagli cesari nel reparto di ostetricia.
Immagino che se e quanto sarò cambiato lo capirò solo dopo essere tornato, pensando a qui dall'Italia. Probabilmente me farete intuire voi. Adesso non c'è tempo: è ora di correre alla riunione con i team leader dello staff nazionale. Poi c'è un sacco di cose da fare...

Mi restano tre sole settimane di Sierra Leone.
Ancora quasi un mese al ritorno a casa.
Un battito di ciglia alla fine della prima missione con Medici Senza Frontiere.

Se ci penso mi prende l'ansia.
Metto su la musica, mi rado e non ci penso :-)

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Pumui can't jump

Alla fine dell'ultima scampettata al Bo Club mi hanno chiesto unirmi alla squadra che avrebbe partecipato al torneo del finesettimana.
Certo, volentieri. Le quattro e mezza è un pò presto, ma appena finisco in ospedale arrivo. A venerdì!

Non mi aspettavo di trovarmi coinvolto in una competizione così organizzata e agguerrita.
Appena arrivo mi corrono incontro e mi guidano nel magazzino "Veloce, la tua squadra è già riunita!". Il coach impartisce approssimative istruzioni. Sul tavolo le divise turchese di S. Joseph - verosimilmente omaggio di un'high school americana - piegate e ordinate. Faccio per prendere una canotta e mi fermano: "No, Andrew: tu hai il 43".
"Ah, si, certo. Un pò stretta, però..."

Breve riscaldamento, c'è un sacco di pubblico. Ho l'impressione che l'attenzione di tutti sia suddivisa tra me e Dina - che incuriosita mi ha accompagnato e seduta sugli scaloni si ripara dietro la macchina fotografica - gli unici due 'pumui' - visi pallidi - presenti.
Ci si schiera al centro del campo per il discorso prepartita. L'arbitro, molto cerimonioso, raccomanda lo spirito amichevole e ammonisce: una parolaccia equivale a immediata espulsione.
Prima di iniziare manca solo l'ispezione individuale. Le conseguenti operazioni di rimozione di catenine, braccialetti, anelli e unghie (a colpi di denti) in eccesso richiede dieci minuti buoni.
La partita è divertente. Schema tipico: qualcuno prende la palla, palleggia a testa bassa, si lancia in un terzo tempo tempo da metà campo, effettua un gran salto finale e scaglia il pallone contro il tabellone che, generosamente morbido, attutisce l'urto e agevola un buon numero di canestri. Capisco presto che il regolamento locale scoraggia il fondamentale del passaggio.
Il livello atletico è notevole, eccessivo per me e per le mie precarie condizioni atletiche. Forse si divertono a vedermi boccheggiare e non mi sostituiscono mai.
Ma compagni, avversari e pubblico sono benevoli, quando combino qualcosa di buono - raramente - o quando cado rovinosamente a terra - con maggiore frequenza - sbucciandomi gomiti e ginocchia.
Nonostante Prince, che ci sa fare, giochi con noi la partita prende una brutta piega.
Qualche decisione arbitrale scatena proteste forsennate, che coinvolgono tutti i presenti. Mi faccio l'impressione che la discussione animosa e caciarona sia fonte di piacere tanto quanto il gioco in se stesso, se non di più.
Nell'intervallo, mentre i karateka che normalmente dividono con noi il playground si esibiscono in una serie di esercizi dimostrativi, mezzo morto succhio acqua da tutte le bottiglie che mi capitano tra le mani, ignorando la comune pratica di evitare abbeverate promiscue.
Proseguiamo, ma non c'è modo di recuperare. Alla fine perdiamo di dodici punti. Nessuno se la prende.
Peccato solo di non poter giocare la finale contro la squadra di Mugabe, il fenomeno della città, che raccoglie unanime antipatia tra i frequentatori del campetto.

La finale per il terzo posto verrà annullata causa torrenziale piovasco prematuramente scatenatosi alle cinque del venerdì.
I nostri avversari si confermeranno tosti e vinceranno la finale di sabato con un distacco di quaranta punti.
Sorry, Mugabe :-)

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Fenomenologia del mango

Son dovuto tornare sulla mia decisione. L'ultima volta me l'ero promesso: basta manghi mangiati "all'africana".
Ammessi solo se già sbucciati - magari anche tagliati a pezzetti. Preferibilmente da qualcun altro.
E invece Sherif m'ha fregato.
Mi ero bello stravaccato all'ombra, dopo aver scelto il posto meglio esposto alle rare brezze nel cortile della clinica, alla ricerca di sollievo dalla calura micidiale del mezzogiorno di Gerihun.
M'ha scovato lì, in compagnia delle tre banane e dell'enorme ananas che mi erano appena stati donati. Ha allungato le mani e mi ha invitato a prendere uno dei due manghi maturi, profumati e lavati di fresco, personalmente colti da un alto ramo dell'albero che si staglia appena fuori dal cancello.
Mi si è seduto a fianco e ha iniziato a darsi da fare col suo.
Con le spalle al muro, non mi sono potuto sottrarre al dolce supplizio.
La procedura di sbucciatura richiede tecnica e pazienza. Si inizia aggredendo la coltre giallo-rossastra con gli incisivi; è coriacemente aggrappata alla polpa sottostante, non è facile staccarla senza strapparla.
Sherif addenta, succhia e sputa. Inesorabile.
Io arranco, innervosito. Mi aiuto con le dita. Dopo mezz'ora ho pezzetti di buccia ovunque sulla maglietta e sui pantaloni, frammenti di fibra sotto le unghie, le mani e la faccia sporche.
Ma la pepita dorata è lì, nuda e invitante.
Il primo morso regala estasi al palato.
Il secondo si chiude sul nocciolo: è sempre una sorpresa quanto sia grosso.
Al terzo boccone la polpa è praticamente finita.
Rimane solo l'abbondante filamento. Intimamente, fastidiosamente incastrato tra i denti. Hai voglia a cercare di toglierlo: non c'è verso. E il filo interdentale è a casa, a sei ore di distanza.
Che enorme delusione, una così piccola ricompensa per una tale fatica. Con l'aggravante della punizione di non poter serenamente sorridere per il resto della giornata.
Mai più manghi "all'africana"!!!
Decido che per rendere giustizia al mio sforzo mi merito una mezz'ora extra di pausa: ombra, brezza e nocciolo.

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selone

Non sono partito per il weekend lungo. E' un privilegio riservato agli espatriati di questa missione, omaggio a cui si matura diritto ogni sei settimane sul campo.
Si viaggia il venerdi mattina; pomeriggio sabato e domenica a Freetown; ritorno a Bo lunedi'. Normalmente si soggiorna a Lakka Beach, localita' paradisiaca, camere direttamente affacciate sulla spiaggia, possibilita' di escursioni in barca, aperitivi sotto l'ombrellone, cene in riva al mare.
Tutti i visi pallidi che lavorano o trafficano nella zona passano di la'. Alternative non ce n'e'...
La settimana scorsa ho intervistato i cinque candidati al nuovo posto di "data encoder", sotto la mia diretta supervisione. Kabineh è stato assunto e ha iniziato venerdì. Non potevo non seguirlo nei primi giorni in ospedale. Poi ci sono un sacco di numeri da inserire. All'inizio di un nuovo mese tutti vogliono vedere le statistiche del precedente.
Per ora il mio splendido pareo rosso (grazie, sguazzi-girls!!!) rimane in paziente attesa sul ripiano dell'armadio, accanto al cappotto con cui sono partito da Bruxelles. Ogni volta che apro l'anta e lo vedo mi vien da ridere...
Tra l'altro la mia missione è stata prolungata di tre settimane. Il ritorno a casa è previsto per l'inizio di luglio.
Valuteremo se ci sarà una nuova occasione prossimamente per concedersi il relax da borghesi.
Il fine settimana è stato comunque denso di occaioni di svago. Notti lunghe spese tra feste, proiezioni di film e partite a biliardo, mattinate intontite a letto e small-small-work nel pomeriggio. C'è stato tempo anche per una passeggiata nella splendida campagna attorno a Bo, per la mia prima lezione di squash - rapidamente abbandonata appena il campetto di basket ha iniziato a popolarsi, e per la seguente incredibile partita a basket-nuoto sotto l'abbondante acquazzone tropicale. No use for a shower :-)
Quindi ho scavallato il valico di meta' missione. La prospettiva improvvisamente cambia. All'orizzonte appare il traguardo della partenza. Ed e' minaccioso. Sale l'ansia della chiusura del progetto. Saro' in grado di completare il lavoro? E di trasferire adeguatamente l'eredita' a chi si fara' carico delle mie responabilita'?
In queste settimane finiscono le missioni di molti colleghi. L'emozione e' palpabile. E' straordinario come questo contesto e questo stile di vita favoriscano la creazione di legami profondi in tempi brevi.
La gente ride, la gente piange. Poi beve birra e balla.

Precious-Maria e' stata trasferita dalla terapia intensiva alla pediatria, insieme alla mamma. Godono entrambi di evidente ottima salute. La piccina ciuccia beata il grosso capezzolo nero e guadagna peso giorno dopo giorno.
Abdul e' tornato a trovarci: si e' seduto di fronte a me, sullo sgabello alto, la gamba di plastica poggiata di lato. Ha riempito otto fogli dei suoi disegni coloratamente popolati di bambini, case, automobili e serpenti.
Non sara' facile venir via.

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Introducing Miss Precious

Quotidianamente veniamo messi alla prova sul piano accidentato e incidentato del confronto culturale. Una delle distanze più difficili da guadare riguarda il modo con cui la morte viene percepita e accolta. In un luogo dove la precarietà della vita spinge la gente malata a ritardare il più possibile un consulto medico per non perdere tempo prezioso di lavoro, dove la madre di due gemelli abbandona il più debole e dedica tutte le risorse per cercare le migliori prospettive al più promettente, si matura una familiarità sconcertante con il trapasso.
Nella vita quotidiana e in ospedale.
Anche quando le cause sono di una banalità ai nostri occhi inaccettabile.

Mariama è stata ricoverata una ventina di giorni fa. Ventisette anni, alle (sulle?) spalle ha una storia di quattro gravidanze, precedenti quella attuale. Il primo figlio ha un grave deficit fisico e mentale, conseguenza di un severo attacco malarico in età infantile. Secondo, terzo e quarto sono nati morti. Il marito ha perso la vita in un incidente stradale. Due mesi fa. Incinta di 32 settimane, è arrivata in ambulanza con una pressione sanguigna preoccupantemente alta.
Maria, medico pediatra di Manila - completamente fulminata, non esattamenta la filippina che ti aspetti - ha battezzato l'imminente nuovo arrivo "precious baby", nel tentativo di responsabilizzare i suoi collaboratori intorno all'importanza di salvare queste due anime, innescando nell'ospedale un vortice di attesa contagiosa.
Il team ostetrico ha lavorato a lungo per ritardare il più possibile il parto: in queste situazioni ogni ulteriore giorno di permanenza nel pancione materno significa aumentare sensibilmente le probabilità di sopravvivenza del nascituro.
Nel frattempo tutti si sono dati da fare per predisporre l'accoglienza. Il reparto logistico si è prodigato per allestire un'incubatrice artigianale: una scatola di cartone opportunamente isolata e imbottita, dotata di un foro per introdurre il tubo dell'ossigeno e di lampada blu da fototerapia - recuperata dal fondo del magazzino della farmacia - per riscaldare l'interno.
La voce dell'imminente arrivo del fantolino frettoloso si è sparsa accentrando l'attenzione sul personale del reparto neonatale, che si è trovato a dover gestire un carico di aspettative inconsueto. Dottori, infermieri, addetti alle pulizie, curiosi ed estranei... tutti ci siamo affezionati a quella che normalmente sarebbe una creatura pressochè destinata a non lasciare traccia di sé in questo mondo.
Così alla fine Precious, una divetta di un chilo e quattro, ha fatto la sua apparizione sul palcoscenico dell'Unità di Terapia Intensiva. Spoglio reparto altrimenti uso a scene di fredda drammaticità. Per l'occasione trasformato in emozionata cameretta di una gracile bimbetta, costantemente aperta alle visite delle sue decine di zii e zie.
È apparso il più bel panno di batik che si poteva trovare. Ecco la minuscola berretta di lana norvegese. Ogni ora dalla mensa arriva l'acqua calda per riempire le quattro bottiglie di plastica da mezzo litro che garantiscono il tepore vitale. La neo-mamma del letto di fianco mette a disposizione un po' del suo latte.
Precious-Maria ha festeggiato le sue prime 48 ore di vita. Le più critiche. Le sue condizioni giustificano una sempre meno timida fiducia. Anche la Mariama sta bene. Non trascorre un'ora senza che qualcuno, trattenendo il respiro, domandi informazioni.
La signorina preziosetta ha acceso una solidarietà trasversale inimmaginabile, gettato un ponte di reciproca comprensione.
Le conviene di non combinarci brutti scherzi!!!

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invecchiato e commosso

Vi devo un bel po' di ringraziamenti. I saluti, le notizie e gli auguri che ricevo sono ventate di aria fresca!!!
Ho un numero di cellulare locale, ma gli sms verso e dall'Europa si perdono per strada con sconcertante frequenza. È frustrante sospettare che un pensiero affidato all'etere non abbia raggiunto il destinatario, o che magari è la risposta che s'è arenata su qualche nuvola...
Leggere i messaggi su questo diario, quelli privati e le mail è diventato invece un appuntamento rigenerante.
Le sere in cui torno in ufficio in tempo, il generatore ancora macina gasolio e la connessione tiene mi metto ansiosamente in coda di fronte ai due computer adibiti a cybercafè. Quando arriva il mio turno (a volte si sgomita) scarico la preziosa corrispondenza, la scorro rapidamente contenendo l'impulso a mettermi a leggere tutto subito, salvo sulla chiavetta e cedo l'ambito posto a qualcun altro. Più tardi, spesso di notte, in camera, sotto la mia romanticissima zanzariera blu, riapro con calma, batto tre volte i tacchi delle scarpette rosse (che dice il Siddartha?!?) e mi faccio un viaggetto a casa.
Mi spiace di non poter rispondere a tutti. Vorrei solo invitarvi, se avete un nome non propriamente insolito, ad essere più specifici o a usare uno pseudonimo per aiutarmi a dare un volto alle vostre parole. Tra l'altro l'età avanza, e la memoria se la ciucciano le zanzare.
Spero di riuscire a suscitare in voi l'interesse nei confronti di questo paese e, anche se purtroppo non mi è consentito descriverle qui, delle attività di Medici Senza Frontiere.

In allegato: bday party intercontinentale!!! :-) Chi si presta per farmi dare un bacione di traverso alla Nonna Angela???

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che weekend!!

Oggi è uno di quei lunedì duri-duri in cui si fatica a tenere le palpebre dischiuse, ma sulla bocca è stampato un inconsapevole sorriso beato.
Sollevare la testa dal cuscino è stata un'impresa. Ci sarebbe voluto il miraggio delle brioche di via Donatello.
Il finesettimana è stato luuuuuuuuuungo, intenso, divertente, accompagnato dall'onda lunga di un'ebbrezza costante :-)

Mi levo subito l'incombenza di deludere alcuni di voi: sono desolato ma ho disertato la proclamazione di Miss Bo. Spero che mi perdonerete. Non so come l'abbia presa lei - mi informerò - ma proprio non ce l'ho fatta. Era tardissimo, eravamo tutti stanchissimi. La gente, affollata nel centro della città per la sfilata carnevalesca dell'Indipendence Day, non ne voleva sapere di tirarsi insieme: per loro oggi è giorno di vacanza, non per noi.
br> Venerdì, mentre in Italia si tentava di contrastare l'arrembante amnesia collettiva del venticinque aprile ("OH BELLA CIAO, BELLA CIAO, BELLA CIAO, CIAO, CIAO!!!") qui si celebrava la Giornata Mondiale contro la Malaria - se ne fatta menzione dalle vostre parti? -
Quindi attività ufficiali chiuse a mezzogiorno. Tutti riuniti per preghiere, discorsi, rigraziamenti, musica, danze, rappresentazioni teatrali.
Pranzo rapido e sconsiderato tuffo nell'afa del primo pomeriggio per le sfide a pallavolo e calcio. Contrapposte le rappresentative del personale MSF (locale ed espatriato) dell'ospedale da una parte e degli uffici e delle cliniche dall'altra. Grande rivalità, acceso agonismo, arbitri molto indaffarati a cercare di mantenere il controllo della situazione. Ma forze in campo evidentemente non equilibrate: li abbiamo stracciati su tutti i fronti!
Fine delle ostilità e grande party con cibo, bevande, musica e mega-riffa (astuta mossa con la quale il reparto logistico si è sbarazzato di una montagna di attrezzatura usata).
Sabato sonnecchioso, zoppicante e dolorante di preparazione della doppia festa di compleanno per Emeka e per il sottoscritto: a tema Saturday Night Malaria Fever. Cena comune in casa Bangkok. Auguri cantati in una decina di lingue, brindisi a oltranza e delirante musica anni settanta hanno sbordato abbondantemente nella domenica dell'Indipendenza.
Poche ore di sonno e via in ospedale. In programma la proiezione del Libro della Giungla, invitati tutti i bambini ricoverati nei vari reparti. Bellissima idea, bel clima, bimbi rapiti :-)
Ritorno a casa, rifocillamento. Breve riposo, rapida ripulita e partenza per la parata in centro a Bo. Un sacco di gente, un sacco di birra, un sacco di musica. Uno scemo che soffia le bolle di sapone che ha ricevuto come regalo di compleanno... I ricordi si fanno confusi e annebbiati...
Stasera a letto presto. Ma chi avrà vinto?!?

P.S.: ci sono sicuramente foto migliori, ma non le hon scattate io. Devo andarle a chiedere agli altri, mi riprometto di appiccicarne qualcuna nei prossimi giorni.

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showtime?!?

Ecco, la grandine non me l'aspettavo proprio.
Lo spettacolo del temporale all'ora di cena, violento e abbondante, ci ha tenuto in elettrizzata contemplazione per poco più di mezz'ora. Durante la quale la temperatura è crollata da oltre trentacinque a meno di venti gradi. Anche dopo che la pioggia ha smesso di cadere, il cielo ha continuato ad essere squarciato da lampi luminosissimi, larghi quanto l'orizzonte.
Ultimamente il lavoro afterwork e gli eventi mondani hanno riempito le nostre serate. Oggi è stata la prima disimpegnata, da diversi giorni. Ne approfitto per raccogliere un po' le idee, con la scusa di scrivere qualche email e questa nuova pagina del diario.
Dormirò bene, grazie anche alla busta di Aulin precauzionale che ho appena preso. Ah, sì: stasera sono andato a giocare a basket :-)
Stavolta l'appuntamento era al Bo Club, ambiziosa struttura polivalente dove Kay, una delle guardie dell'ospedale, lavora come istruttore di tennis e squash. Ha organizzato una campettata invitando tutti i good fellas del quartiere. Allettante.
Arrivo direttamente dal lavoro scortato dal fido autista. Effettivamente il fondo di cemento sembra buono. Due piccoli dettagli: il luogo è deserto, e mancano anche i canastri. Non gli anelli, intendo proprio le strutture complete.
Il solito occidentale diffidente!
Con la puntualità locale - african time, aggiungere almeno una mezz'ora, meglio un'ora tutta intera - iniziano ad arrivare gli adepti della palla a spicchi. Provvisti addirittura di calzature chiuse (beh, diciamo allacciabili, sporadicamente aperte all'altezza della suola), taluni di stazza adeguata, uno delle chiavi dello sgabuzzino dove alloggia il canestro montabile. Che subito provvedono ad allestire; in breve si gioca.
Non sono l'unico titolare di viso pallido (che adesso, grazie all'occhio destro parzialmente annerito è un tantino meno pallido): c'è anche Ali, libanese. Ci mettono in squadre separate.
Il livello non è male, tocca impegnarsi. Un paio di loro ha dei buoni movimenti. Ma a difendere non ci pensano neanche.
A un certo punto entra un ragazzo che esibisce, a torso nudo, una muscolatura impressionante. Al primo tiro lo stoppo. Ma ha conquistato il mio rispetto rimanendo in campo per un'ora con uno stuzzicadenti in bocca.
A un certo punto si riduce la dimensione del campo, perchè nell'altra metà inizia la lezione di karate.
Si continua a giocare, ma la canicola è impressionante (il temporale ha ancora da venire). Sudiamo copiosamente, e le energie scemano - tra l'altro mi domando quanti di loro abbiano mangiato qualcosa, oggi.
A un certo punto ci si muove per smarcarsi più dalle zanzare che dagli avversari.
Ultimo canestro: ovviamente lo metto a tabella, ma nell'oscurità della sera non illuminata artificialmente il folto pubblico assiepato a bordo campo non nota la finezza. Selvaggi ;-)
All'orizzonte si accumulano nuvole minacciose, il vento comincia a soffiare: meglio dirigersi verso casa. Non prima di aver raccolto inviti per feste e concerti... e per un'altra campettata, al più presto.
Come al solito il sano playground è un ottimo teatro per intrecciare amicizie.
Alla prossima!

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a testa libera

Hugo non è un eroe... Se ci ritocca Berluscaland la colpa è mia... Mi beccano e mi mozzicano il pippolo... Quante cose strane mi mettete in testa! E allora basta: faccio pulizia.
Dall'ultima volta è passato un po' di tempo, è ora di rinfrescare il minimalismo cranico. Mentre la truppa di ritorno dall'ospedale si rifugia tra le sedie dell'After Work a macerare la giornata in birra fresca, carne speziata cipollosa e musica fracassona a volume assordante, arraffo una bottiglia di Star e mi faccio indicare un accorciacapelli.
Se l'inafferrabile Mosquito la faceva in barba ai nigeriani, capita che sia un nigeriano a fare lo scalpo a me.
La bottega di Figaro è una catapecchia arancione sul ciglio della strada. Mi accomodo e vengo invitato a scegliere il taglio desiderato tra le decine di foto che addobbano le pareti. Esaustiva panoramica di ogni possibile sfumatura compresa tra la biglia lucida e i due millimetri dappertutto. Sono tentato di indicare Mike Tyson, poi ordino: "Ascolta, quel poco che c'è taglialo!".
Il generatore scoppiettante gareggia con lo stereo gracidante per sovrastare le voci, e alimenta la varietà di rasoi elettrici - forbici neanche una - che il mio parrucchiere alterna con sapienza attorno alla mia capoccia. Della decina di lame usate neanche una si rivela vagamente affilata.
Qui anche farsi tagliare i capelli è una sofferenza ;-)
Come soffrono le donne, in curiosa simmetria rispetto a quanto accade alle nostre latitudini, inseguendo il mito della bellezza algida: spendono cifre considerevoli in sciamaniche pozioni e malefici intrugli volti a schiarire la pelle.
Ma mentre Hakeem Olajuwon scolpisce il mio look alla Djordjevic ripenso con affetto alle persone che, da Pile in poi, mi hanno solleticato le tempie e accarezzato la nuca nell'intimo atto di sistemarmi l'acconciatura.
Non siete pochi e mi siete cari. E soprattutto... Mamma, ti voglio bene!!!

BLEAAAHHH!!! Ma questo sito è diventato più sdolcinato, vezzoso e pettegolo di una rivista per adolescenti. Non si parla altro che di bellezza e acconciature :-(
Lo volete fare un viaggio da uomini veri? Andate a trovate il Sandrino in Sudamerica.
Eh, Santo: chi di linko ferisce... Pregusto, a tempo debito, quel famoso giro di grappini!!

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malesseri e superpoteri

Mi sembrava strano: oltre un mese di benessere in un ambiente così abbondante di potenziali minacce per i nostri deboli organismi di uomini bianchi assuefatti da decenni di pulizia, sterilizzazione e guerra ai batteri.
E che sono? Superman?!?
Tutto è iniziato l'altro ieri con un generico malessere, senso di calore - eccessivo anche per gli oltre trentacinque gradi di questi giorni - spossatezza. Ieri mattina mi sono svegliato con un mal di gola che mi impediva di deglutire liberamente e la febbre, che nel corso della giornata ha varcato la soglia dei 39°. Immediato test della malaria, fortunatamente negativo. Verso sera, al ritorno del personale dall'ospedale, rapida visita, diagnosi di tonsillite e prescrizione di antibiotici. Un paio di giorni a casa (dove, quando la temperatura scende un po' e finchè la batteria del portatile lo consente, posso comunque lavoricchiare) per riposare e rimettermi in forma.
La noia del pomeriggio solitario è stata interrotta dalla presenza in casa di Paul, che studia per diventare pastore, e XXX, che lavora come dj presso la radio locale. Piacevole conversazione un po' cazzona, l'occasione mi è sembrata buona per porre una questione che mi incuriosisce particolarmente - quella della credenza nelle forze soprannaturali - a due giovani istruiti e dinamici, che posso immaginare tra i più inclini ad adoperare il proprio senso critico.
Del tema si legge (con grande piacere) nei romanzi di Ryszard Kapuscinski, Sergio Ramazzotti e tanti altri viaggiatori giornalisti che hanno visitato, amato, odiato e raccontato l'Africa in pagine dense di passione e disperazione.
Ho avuto conferma che la presenza degli spiriti e il loro ruolo attivo nella vita delle persone sono universalmente accettati. La necessità di garantirsi il favore delle mille anime che popolano le foreste si integrano con il cristianesimo e l'islam. Così è normale che durante una messa presso la piccola chiesa evangelica locale, nel momento in cui i fedeli raccontano cosa è successo, di buono o spiacevole, durante la settimana, una donna si lamenti che nonostante le preghiere e i doni votivi non siano cessate le visite del suo night husband, il marito notturno, lo spirito che si introduce furtivamente nella sua camera da letto e si intrattiene con lei.
Occorre che le donne stiano bene attente a non fischiare in prossimità degli alberi di mango, per non avere sulla coscienza la rovina del raccolto stagionale del dolcissimo frutto.
E se, camminando per strada o lungo la spiaggia, capita di imbattersi in una pergamena infiocchettata in un tessuto colorato, guardatevi bene dal toccarla: sareste colpevoli di aver interferito in una cerimonia di adorazione di un feticcio, facilmente un maleficio si abbatterebbe su di voi e sui vostri cari.
Paul mi dedica uno sguardo denso di commiserazione, percependo il mio mal celato scetticismo mentre mi racconta di Mr. Mosquito, vera e propria celebrità locale, un tizio magro magro ma talmente tosto e potente che durante la guerra la faceva in barba anche ai temutissimi nigeriani. Capace di deviare la traiettoria dei proiettili e scampare agli agguati scomparendo e riapparendo in un posto lontano. La mia cortese diffidenza non li soddisfa, capiscono che per me sia difficile credere a queste cose senza vederle. Per questo hanno promesso che prossimamente mi porteranno ad assistere a una manifestazione durante la quale due 'maghi' si sfidano per stabilire chi detenga i poteri maggiori. Accetto con entusiasmo.
È evidente che la distanza culturale ci impedisce di comprendere, ancor prima che di accettare, quello che le parole faticano a descrivere.
Paul è stato per qualche settimana in Olanda. È rimasto impressionato dal numero di camper in circolazione, quegli enormi veicoli equipaggiati come case. Su cui i proprietari, contaminati da troppo lavoro, salgono, dopo aver accuratamente spento i telefoni cellulari. E partono per viaggi ascetici, lontani da altri uomini, per cercare di ristabilire gli equilibri spirituali smarriti. È convinto che importare i camper in Sierra Leone e costruire enormi parcheggi silos a pagamento nelle città migliorerà le condizioni di vita. XXX approva e sottoscrive convinto.
"Mah, non so... ora però torno a letto, sento che la febbre sta risalendo."
Che abbiano deciso di punire la mia irriverenza con un sortilegio?!?

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stagioni e date

Quest'anno la stagione delle piogge sembra intenzionata ad arrivare in anticipo.
Anche da queste il clima sembra essersi stufato di obbedire a centenarie consuetudini. Sbarazzino, con adolescenziale indisciplinatezza, fa come cacchio gli pare.
Joseph, il guardiano notturno che mi tiene quotidianamente informato sulla situazione politica internazionale - abbiamo un eroe in comune, Hugo Chavez - si dice molto preoccupato dagli effetti del riscaldamento globale.
Quasi tutte le notti esplode un temporale, di quelli che quando arrivano si corre fuori a godersi lo spettacolo. Le mattine sono più fresche, ma nell'aria rimane un'umidità appiccicosa. Durante il giorno ancora regna il sole, è essenziale evitare movimenti rapidi: tre passi di corsa e ti ritrovi in un bagno di sudore. Alla sera la combinazione di acqua e calore produce una folle invasione di insetti: alle sette si avvia il generatore, accendiamo la luce e immediatamente la lampadina viene sommersa da nugoli di animaletti danzanti.
Tra qualche settimana la pioggia inizierà a cadere anche delle ore diurne; piano piano non ci saranno che sporadici intervalli tra un acquazzone e il successivo. Tento di immaginare le conseguenze: i fiumi si ingrosseranno, le stade si faranno incerte. Le piste, che già adesso sono percorribili solo con i fuoristrada, diventeranno impraticabili. Tutta la logistica si trasforma in avventura. Le persone malate dovranno fare i miracoli per venire a farsi curare.
Il mio lavoro prosegue. Normalmente io e il mio inseparabile computer (cambiano i continenti, non le compagnie) stazioniamo in un ufficio all'interno del Gondama Referral Center. È interessante lavorare in ospedale; durante le pause giro per i reparti e mi aggrego alle consultazioni. A Bruxelles hanno urgente bisogno di dati: questo weekend non l'abbiamo visto, si è lavorato ininterrottamente - unica eccezione la pausa per la partita di badmington.
Le giornate sono piene, il tempo vola.
Sono qua già da un mese.
Ogni cinque settimane maturiamo il diritto a trascorrere un weekend a Freetown. Periodo di riposo che di solito viene trascorso a Lakah Beach: spiaggia paradisiaca, alloggio cool, aragosta e tutti i comfort che aiutano a staccare dalla life on a mission. Il mio turno dovrebbe essere tra due settimane, ma forse rimando un po'. Sicuramente non al weekend successivo, l'ultimo di aprile, perchè si annunciano festeggiamenti epocali.
Il 25 sarà la giornata mondiale della lotta contro la malaria. Mi aspetto che ciascuno di voi dia un piccolo contributo simbolico, tipo spiaccicare una zanzara o spruzzarsi dell'Autan sotto le ascelle, al posto del deodorante.
Il 27 (daita a cui i miei più affezionati agiografi riconducono il trentaquattresimo compleanno) si celebra la festa dell'indipendenza della Sierra Leone. Quale incredibile coincidenza - che ovviamente il Kigio, collaudata esperienza archivistica alle spalle, aveva già individuato. Per l'occasione i romanticoni hanno pensato di tenere il concorso di bellezza Miss Bo in città.
Credo che, splenda il sole o imperversi una tempesta, presenziare sia da parte mia un atto dovuto di solidarietà e fratellanza.

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schegge

Niente censura, caro Pedro: il messaggio (minatorio) pasquale l'hai lasciato tra quelli privati - insieme ai messaggi d'amore del Cheeks. È arrivato forte, chiaro e fradicio di puccio. Ha lasciato traccia nelle mie ghiandole digerifere.
Esistono le ghiandole digerifere?!? Adesso fermo un medico senza frontiere e glielo chiedo...

Bugatti, puntiamo dritti alla penultima posizione... Poi ovviamente prenoto la prossima missione nel paese che avremo sorpassato ;-)
Domenica vado al mercato, cerco Ibrahim e mi faccio fare uno sconto sulle stoffe!!!

Per gli ex-DyLogici: tutti i giorni ho a che fare con database, inserimento ed estrazione di record, tool... TOOOOOOL!!! E ovviamente si tratta sempre di file Excel! Carlo, se ne senti la mancanza, qui c'è posto per te ;-)

Una carezza affettuosa a tutte le pance in fase di gonfiamento (esclusa la tua, Giamba!!!) e a quelle recentemente svuotate!

Sono effettivamente andato a giocare a basket, ma al campetto dove mi hanno portato il livello non era molto competitivo. Non ho neanche dovuto oliare i gomiti; e sono felice di annunciare che il ginocchio non si è gonfiato. D'altronde era impossibile ritenere una sola goccia di liquido. Unico problema: le tabelle qui sono minuscole - poco più grandi del quadrato. Peraltro la riga da tre punti non esiste. O è irrimediabilmente seppellita sotto la sabbia.

Un inchino ai sorseggiatori dei locali di via lorenteggio... qui i bianchini scarseggiano ;-)

In bocca al lupo agli sguazzanti in procinto di assemblearsi. Vi libererete del presidente in esilio, ma non di me!
In particolare alle tre sonnambule della trasformazione barcollante: evviva le condizioni politiche per volersi bene!!!

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"Ma cos'è che fai laggiù?!?"


Ecco qua ;-)

Grazie: Silvietta per il Puffo, Jinnah per la faccia!

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Simone

Quando si decide di partire e stare lontani da casa per un certo periodo si mettono in conto un alcune cose.
Sai che ti perderai eventi lieti - lo zio sarà assente alla comunione di Vladi.
Sai che non potrai stare accanto alle persone a cui vuoi bene, nel caso di eventi spiacevoli.
La distanza non attenua il dispiacere. E non intacca ricordi, pensieri, amicizia.

Forza, Simo: un'occhiata all'orologio, fischietto alla bocca, tre bei soffi forti.
E tutti a casa!!!

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In bocca al Leone

Indovinello: animale feroce animale che si trova qui, inizia con la 'o'...
OL LEÙ!!!         Grazie, Parulù

Leoni, zebre, giraffe ed elefanti non ce ne sono (più?!?). Non si vedono più in giro neanche le scimmie, che pare fossero numerose fino a pochi anni fa. Se le sono mangiate tutte i ribelli. Per la casa e per il cortile trottolano cinque gatti, galline e galli, lucertole enormi e colorate. In strada cani e capre. In cielo volteggiano miriadi di uccelli, grandi e piccoli, rumorosissimi - scusa Simone, per l'approssimazione.
Camminando per i sentieri non è raro imbattersi in cobra e mamba verdi. È capitato a molti, a me non ancora. Quando camminiamo al buio, con la pila in mano, battiamo forte i piedi per terra, per spaventarli.
Pare pure che nei fiumi qui intorno abitino dei bei coccodrilloni. Si narra di persone che siano andate a fare il bagno (o il bucato, o semplicemente a prendere dell'acqua da bere) e non siano più tornate...
Comunque finora nessun espatriato è stato morso da un serpente nè ha visto un caimano o un alligatore da vicino. È più probabile per esempio rimanere coinvolti in un incidente, se ne verificano con buona frequenza. Facile da immaginare, vista la quantità di persone, biciclette, motocicli, auto, autobus, camion, altri veicoli non facilmente classificabili e buche di ogni dimensione e forma che popolano le strade.
Lo spauracchio numero uno però è e rimane la malaria. Che è anche il motivo per cui MSF si trova ancora in questo paese. Questa malattia ogni anno uccide oltre un milione di persone al mondo, ed è particolarmente implacabile con i bambini.
Qui un bimbo nato nel 2006 aveva una probabilità su tre di non arrivare al quinto compleanno. In cima alla lista dei colpevoli la femmina di Anopheles e il suo vizio di lasciare saliva infetta di plasmodio dopo esservi servita del suo pasto di sangue umano.
Per queste zanzare qui è il paradiso. Caldo, acqua, gente. Diversamente da quelle che tormentano le nostre serate e nottate estive in Italia, non annuncia la propria presenza con il ronzio. L'assassino arriva in silenzio. Pare non avere neanche bisogno di atterrare sulla pelle: ti ritrovi punto e basta.
Un ragazzo belga è venuto a Bo per una visita breve, una decina di giorni a dare una mano in amministrazione. Ha pensato che per un periodo così breve fosse superfluo adottare la profilassi, si è accontentato di spalmarsi il repellente e rimboccare bene la zanzariera prima di andare a letto.
Fortunatamente per lui il suo malessere ha insospettito i colleghi. Termometro: trentotto e mezzo. Test Paracheck: positivo. Inizio immediato della terapia.
Il protocollo di cura di MSF si sta rivelando efficace. È una mazzata, ma se amministrato per tempo, salva la vita.
Sono andato a trovare Olivier la sera: dimagritissimo, un bagno di sudore, irrequieto. Le orbite faticavano a contenere gli occhi saettanti. Era imbufalito perchè nessuno gli portava una Coca Cola. Delirava della necessità di mantenere il controllo. "Devi passare dal punto A al punto B, ma non puoi fare la strada diretta, altrimenti vai in corto circuito. Devi prenderla larga, girare intorno." "Certo, Olivier! Adesso cerca di stare tranquillo, che ti portiamo la tua Coca Cola. Ma ti senti un po' meglio?" "Si, un po' meglio... Solo il sangue che mi preme la testa, me la fa scoppiare!"
Noi privilegiati espatriati, che trascorriamo qui solo qualche mese, abbiamo una possibilità in più: una pastiglia alla settimana di meflochina riduce del 90% la possibilità di fare l'esperienza di Olivier. Ci sono effetti collaterali documentati: ansia, stati allucinatori, incubi. Ma nessuno adesso è disposto a correre il rischio. Qui a Casa Bangkok chiudiamo con il Lariam la colazione del sabato mattina.
C'è chi dice che faccia anche cadere i capelli. Visto che più d'uno di voi si è detto preoccupato della deforestazione in atto in cima alla mia testa, posso rassicurarvi: un mio studio privato dimostra chiaramente il contrario. Allego evidenza ;-)

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Questo paese...

La popolazione della Sierra Leone è molto giovane.
Un po' perchè si fanno molti figli. Un po' perchè, per un motivo o per l'altro, si muore presto. Questo e l'altro sono prevalentemente la malnutrizione e le malattie.
La gente è molto povera, il paese stagna in zona retrocessione, nella classifica mondiale basata sull'indice dello sviluppo umano. Viaggiando e passeggiando risulta difficile crederlo, spigarselo, accettarlo. Ci troviamo in piena fascia tropicale, ben al di sotto della zona desertica. Fa sempre molto caldo: alternativamente non piove mai o piove in continuazione.
La strada che dalla capitale Freetown taglia in due il paese correndo verso est regala paesaggi colorati - con una netta predominanza del verde - e rigogliosi. A sinistra si lascia le colline ricoperte di foreste che si estendono fino alla Guinea; a destra la pianura è più regolare e accompagna idealmente il pensiero alle magnifiche coste atlantiche, la cui incantevole bellezza tutti decantano.
Questo paese, 'scoperto' dai portoghesi e successivamente annesso all'impero coloniale inglese (mai giudicato molto interessante dalla corona, a causa della inospitalità climatica), è stato scelto come destinazione del reintegro degli ex-schiavi non più utili alla causa britannica.
L'indipendenza ottenuta negli anni 60 ha lasciato spazio, nella classica tradizione africana, a decenni di governi corrotti, dediti allo sfruttamento delle risorse naturali e all'arricchimento personale.
Per dieci anni, a partire dal 1991, ha imperversato una guerra civile particolarmente cruda e disumana.
Il conflitto è giunto qui tramite contagio dalla vicina Liberia, i cui ribelli hanno sobillato e sostenuto il fronte rivoluzionario locale (originario della zona orientale, quella ricca di diamanti) contro il controllo amministrativo della capitale, in cambio della spartizione del controllo delle attività di estrazione e vendita delle pietre preziose.
Se vi è capitato di vedere il film "Blood diamonds" - che qui viene universalmente giudicato come una pellicola non particolarmente brillante, ma fedele nella ricostruzione degli scenari e delle situazioni - ne conoscete la natura guerrigliesca. Avete visto come l'impiego di bambini soldato (rapiti, drogati, addestrati, assuefatti alla violenza, armati e mandati allo sbaraglio) fosse una pratica comune. Così come il saccheggio e l'incendio dei villaggi, l'uccisione sommaria di gente per strada, lo stupro e le mutilazioni.
A lungo ignorata in Europa, la guerra ha cominciato a comparire nei nostri notiziari nel 1999. L'intervento massiccio della Nazioni Unite ha rapidamente sgominato l'esercito irregolare, disarmato il paese e reintegrato il presidente.
Da sei anni la situazione è tranquilla; lo scorso anno si sono tenute regolari elezioni e l'attuale governo è percepito come democratico e legittimo. Si verificano sporadiche manifestazioni di protesta. Ogni tanto la mattina si scopre che nottetmpo qualcuno ha dipinto la faccia del presidente (che, il migliore tra i migliori, campeggia sui cartelloni pubblicitari) con il colore di una delle fazioni opposte. Ci saranno discussioni, magari qualche piccolo tumulto, poi la calma si ristabilisce. Forse fa troppo caldo per prendersela eccessivamente.
Decine di organizzazioni internazionali operano qui, nel tentativo di sopperire alle lacune strutturali di un paese che al momento non è in grado di garantire condizioni di vita accettabili alla popolazione.
Chi lavora per una delle ONG è un privilegiato: svolge attività interessanti, percepisce uno stipendio elevato e regolare, ha la possibilità di confrontarsi con gente straniera.
La maggioranza dei giovani passa la giornata in attesa di un'opportunità, barcamenandosi in occupazioni occasionali. Il mercato è ancora fermo, mancano le infrastrutture, gli investitori.
Il piccolo commercio è nelle mani del cartello libanese/indiano. La pressione cinese di prodotti e servizi a basso costo e di qualità scadente aumenta. Malaria, cattiva alimentazione e conseguenze psicologiche della guerra frenano l'intraprenditività.
Si respira, però, una certa fiducia.
Il fatto che il conflitto non abbia assunto la connotazione di contapposizione etnica o religiosa è un fatto positivo: una volta disarmati e messi in carcere i vertici del fronte ribelle, la polazione ha ripreso possesso dei propri spazi e ricominciato a vivere senza rancori.
La prolungata stabilità politica consente di guardare al futuro con un po' di ottimismo.
Il tessuto sociale appare solido. Cristianesimo e islam, coniugati in salsa creola e con l'aggiunta di una manciata di animismo, sono presenti e attivi a livello comunitario. Il modello tradizionale della famiglia allargata, tribale, tiene. Il ruolo portante della donna viene riconosciuto con convinzione.
Numerose famiglie sono impegnate nella costruzione di una nuova casa. Emigrati che hanno vissuto e lavorato per anni all'estero stanno tornando in patria, con idee su come aiutare il paese a risollevarsi. Il governo tenta di investire il poco denaro a disposizione rinforzando i pilastri della salute, dell'educazione e dell'energia. E di attirare capitali stanieri promuovendo il proprio potenziale turistico.
L'esempio a cui si guarda è il Ghana: la strada che porta allo sviluppo è possibile. A questi ragazzi servirebbe un po' di fortuna...

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Lo zio d'Africa

Alle volte prende un po' lo sconforto. Lo dicono tutti, qui: è assolutamente normale.
Le cose non girano come si vorrebbe. E allora il caldo diventa opprimente, l'inglese meticciato più ostico, la mancanza della polenta meno sopportabile. Il senso stesso del proprio vivere qui sfugge.
Ieri è stato un giorno così.
Poi capita che verso sera le foglie degli alberi iniziano ad agitarsi: nel giro di pochi minuti il cielo si abbassa. Lampi e tuoni si annunciano da lontano e si avvicinano minacciosi. Una goccia, due gocce... ed ecco che viene giù un fiume d'acqua, che si porta via polvere, calura e pensieri mogi.
Oggi la giornata è stata brillante: la matassa che ieri pareva inestricabile inizia a sciogliersi. I ragazzi dell'ospedale - insieme ai quali in ospedale cerco di organizzare il sistema delle statistiche epidemiologiche - erano carichi: abbiato sistemato un po' di cose, sabato mi portano a giocare a basket, uno di loro mi ha regalato un ananas :-)
Poi arrivano notizie da casa. Leggo tanti messaggi incoraggianti, il pazzo mi rincuora. E nascono bambini! Presto sarò di nuovo e in modi diversi ancora zio, è magnifico!
Tutto questo è già molto, ma per ultima c'è la notizia più bella: da oggi Abdul - piccola teppa adottata dal personale dell'ospedale, che da mesi è ormai la sua casa e la sua famiglia - ha di nuovo una seconda gamba e può lasciare le stampelle!!!
Stasera mi faccio pure la barba.

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Club Med-ecins Sans Frontieres

Prima settimana in Sierra Leone.
Mi arrivano gli echi dei ferventi degli sguazzanti che si preparano all'Assemblea Generale; io devo cercare di mantenere un certo distacco... qui è ancora presto per i bilanci!
Mi sto ancora guardando intorno, ma pian piano questo stile di vita si impossessa di me...
Rispetto alle altre missioni MSF in giro per il mondo certamente questa di Bo è atipica. Per certi versi sembra di vivere in un villaggio vacanze popolato prevalentemente da giovani scandinave (Ross, come facevi a saperlo??!?).
Non ci sono problemi di sicurezza. La città è tranquilla, la gente cordiale e curiosa. L'occhio occidentale spazia alla ricerca dei segni della guerra, che è finita ormai sei anni fa, e si arrende volentieri al sentimento diffuso di voglia di vivere.
La vita degli espatriati (cosi chiamano noi operatori internazionali) è confortevolmente scandita dall'attività del generatore. Abbiamo alloggi puliti e ordinati - cinque case comunitarie evocativamente chiamate Bangkok, Vienna, Manila, Moon e Punjab), beviamo acqua buona, mangiamo bene e in abbondanza, dormiamo (salvo contrattempi) ciascuno nella propria stanzetta sotto una romantica zanzariera blu.
Si lavora negli uffici (dove c'è il coordinamento), per lo più in ospedale (il Gondama Referral Center) e a volte nelle strutture mediche progressivamente più piccole e immerse nei villaggi: le cliniche, le unità di prima cura, gli ambulatori di comunità.
L'entusiasmo generale si alimenta della collaborazione e della disponibilità di tutti e solo sporadicamente si fa intaccare dalla sofferenza con la quale inevitabilmente abbiamo a che fare.
Ma le situazioni difficili sono affrontate e digerite dal gruppo, e l'atteggiamento africano aiuta a trarre nuovi stimoli dai momenti duri.
Stasera si festeggia di partenza di Leen: lei è stata qui un sacco di tempo e le dispiace un sacco di dover tornare a casa. Sarà così anche per me?
Sospetto di sì...
Ho ancora qualche minuto di elettricità: mando un bacio e cerco un paio di foto da allegare.

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ECCOMI QUA...

... bello sudato e frullato!!!
La prima settimana e' finita, ora inizia il weekend.
Approfitto di questi due minuti solo per mandare un saluto e assicurare che tutto va benissimo.
Prometto che domani scrivoooo :-)

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Chiesa, spiaggia e pub! ... ma la polenta?

Domenica a Freetown: la mattina decido di farmi un giro per Aberdeen, il quartiere dove abito.
Solita quantità di gente per le strade, ma molte persone indossano l'abito della festa: i taxi collettivi le scaricano di fronte ai numerosi edifici che fungono da chiesa: episcopale, pentecostale, evangelica... ce n'è un'infinità.
Decido di buttare l'occhio all'interno di una particolarmente allegra e vengo invitato ad unirmi alla celebrazione. Musicisti suonano accanto all'altare, i fedeli cantano e danzano come in trance nei loro abiti sgargianti. Io assisto da posizione privilegiata.
Purtroppo non posso fare fotografie...
E purtroppissimo sono incastrato: non c'è via di fuga e mi sembrerebbe scortese svignarmela prima della fine.
Così mi sorbisco il sermone più 'accalorato' della mia disaffezionata storia di cristiano: ora so tutto su Giacobbe, le sue pene e la sua levata verso la luce. Il prete prevede per noi una settimana di grande impegno e soddisfazione. Amen!
A casa mi attende il mio pesce arrosto, divorato sulla veranda. Peccato solo che l'unica compagnia fosse il gatto che scandaglia nei dintorni. Festa anche per lui.
Sonnellino (power-nap!!!) e si va al mare! Qui sono tutti molto orgogliosi delle loro spiagge. Giustamente.
Ben cosparso di cremina esibisco il mio pallore alla popolazione locale. Non è difficile instaurare una conversazione qui, e come al solito i bimbi sono il tramite più immediato.
La strada ccostiera e la spiaggia sono vetrina tanto della statuaria bellezza della gente lionese quanto della compassionevole deturpazione di persone mutilate.
L'oceano ristoratore sopisce tutte le ansie
La sera reincontro Saliu, intraprendente informatico di ritorno da vent'anni a Londra, conosciuto sul bus in arrivo dall'aeroporto. Insieme al fido autista Sahr passiamo a prenderlo a casa e ci tuffiamo nella Freetown by night. C'è molta vita nei locali, la gente si diverte. Noi compresi. Saliu ha un sacco di amici che non vedeva da tempo, tra cui una delle guardie del corpo presidenziali (grosso?!?) e un tipo con cui è in affari per lo sviluppo delle policy ICT in Sierra Leone, insieme al governo.
Tutti sono contenti di sapere che lavoro (lavoro?!?) per MSF, la reputazione qui è ottima (they're angels).
Raccolgo biglietti da visita e distribuisco il numero di telefono. Potrei avere un posto di lavoro qui subito... magari tra un po' ;-)
È bello sentirsi bene accolti.
Si torna a casa, l'umore è alto. Trovo Jettie (olandese) e Paul (lionese) di ritorno dal weekend di riposo al mare. Lei viaggerà con me domani verso Bo.
Sarà arrivato il momento di rendersi utili? Per ora ho la sensazione di essermi discretamente ambientato.
Arrivederci, Freetown: a tra sei settimane!!!

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Qualche risposta

Leggo mooolto volentieri i vostri messaggi e commenti :-) Continuate a scrivere!

- Enzo, lo zio dice: ho fatto bene a non portare l'epilady: NON SERVE!!!
- Danielino: AVSI non è qui, ma a Kabala (un po' lontano). Comunque tengo segnato!
- Per tutti quelli che l'hanno domandato: cercherò di unirmi all'armata degli elettori dall'estero, ma non so se sarà possibile.
- Sara: dentini a posto, grazie! Tra l'altro MSF mette a disposizione il filo interdentale, oltre allo zanzarepellente e ... ai goldoni.
- Questi giocano al pallone, non ho ancora visto un tabellone su cui rimbalzare una palla. Resto all'erta :-)

... e un bacione per tutti!!!

 Nessuno ha avuto nulla da dire o da ridire.

Eccomi a Freetown

Il volo da Bruxelles all'aeroporto di Lungi dura quasi sette ore.
Solo di poco più breve è stato il trasferimento dall'aeroporto all'ufficio MSF di Freetown: ore ad aspettare che il furgone fosse pieno - e pieno, capioni di tetris all'ascolto, è quando non ci sta più niente e nessuno - mezz'oretta di viaggio verso la riva del Sierra Leone, tutti a bordo del traghetto, attraversamento del fiume, ed eccoci in città!
Il servizio bus è di grande cortesia: tutti i passeggeri vengono accompagnati alla propria destinazione. La procedura di calcolo del tragitto è spassosissima: un algoritmo scandito da urla e insulti che coinvolge tutti i presenti e converge inesorabile verso l'itinerario più breve.
All'ufficio/casa degli espatriati mi attende la guardia. Mi consegna una busta con del denaro e le istruzioni. Il trasferimento a Bo è previsto per lunedì mattina. Nel frattempo sarò l'unico abitante straniero della casa. A disposizione ho del cibo nel frigorifero, i bambini che giocano in cortile e accesso a internet.
Questa gente conosce i miei punti deboli!!!
Quindi si prospetta un weekend vacanziero; un po' solitario, ma occasione per assaggiare questa città calda e rumorosa, rispetto alla quale io già puzzo di più :-)

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Ultima sera in Europa

Pare che sia tutto pronto.
Informazioni, contratto, biglietto, valigia... Domattina si parte: decollo con la bruma di Bruxelles, atterrerò nel caldo profumato di Freetown.
Iniziamo sta avventura, va :-)

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Preparazione alla partenza

Eccoci qua: finito il dolce delirio della Casa Ciocca Aperta - 30 ore di festa, con la testa e il cuore pieni di saluti, raccomandazioni e incoraggiamenti, ora sono a Bruxelles, al Quartier Generale di Medicins Sans Frontieres - Belgio.
Il programma prevede due giorni di riunioni di preparazione amministrativa, al paese, al contesto, al progetto. Poi venerdì la partenza.
Le gambe iniziano a tremare un po'... per fortuna alloggio al bed and breakfast di Wanda, crocevia di gran parte dei volontari in partenza e in arrivo dalle varie destinazioni: Wanda è la mamma di tutti, e ha un sorriso scaccia-preoccupazioni per ciascuno.
Sto incontrando persone tornate da Bo, Sierra Leone: sono tutti contenti ed entusiasti del posto e della gente.
Quindi ormai ci siamo. In attesa di riaprire la casa a tutti voi al mio ritorno - probabilmente tra tre mesi - spero di aver modo di tenere aggiornata questa pagina con qualche racconto e immagine.
Ciao a tutti!!!

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