Appunti dalla Sierra Leone
Home sweet home
Venerdì 04/07/2008 - 12:47
Sono a casa da meno di due giorni. Equamente dedicati al sonno e ai saluti ad amici e parenti.
Particolarmente commovente l'incontro con la nonna Angela, novantaduenne scorza di bergamasca come non se ne sfornano più, lingua tagliente cui il recente difetto di memoria non ha tolto l'irresistibile verve.
Il mio tentativo di farmi riconoscere dalla finestra non ha avuto totale successo; perlomeno ha capito che ero uno dei quatro fratelli.
il seguente dialogo è una non fedelissima traduzione dallo stretto dialetto orobico
"Ah, pòta sei l'Andrea! Ciao!"
"Esatto!!! Ciao nonna. È un po' che non ci si vede..."
"Eh sì... da quanto?!?"
"Quattro mesi!"
"Oh Madonna! E dove sei stato per così tanto tempo?"
"In Africa."
"Ah sì, certo. Ad aiutare i bambini poveri. Che bravo che sei... Ma l'hai trovata la morosa?"
"No, nonna, niente morosa..."
"E quanto sei stato via?"
"Quattro mesi, nonna."
"Quanto tempo! Ma quanti hanni hai adesso?"
"Dai che lo sai... Indovina?"
"Mah, non so... Trenta?"
"Eh, un po' di più. Dai, riprova!"
"L'età di Gesù Cristo?"
"Quasi... Uno di più."
"Pòta trentaquattro allora. Ma ce l'hai la ragazza?"
"No, nonna: non ce l'ho la ragazza."
"Allora sei un barba!!! [zitellone] Che peccato! Un ragazzo a modo come te... La devi proprio trovare una brava ragazza!"
"Ok nonna, mi guarderò in giro!"
Insomma: sono tornato senza moglie, neanche uno straccio di fidanzata.
Neppure mi son portato a casa un bimbetto nero, né una borsa di diamanti.
Non sono nemmeno abbronzato, è arduo convincere che sono effettivamente stato in Sierra Leone.
Però la pellaccia, seppur pallida e separata dalle ossa da meno carne del solito, è ancora in discrete condizioni. Non ho assaggiato la malaria e pare che nessun verme guineano o altro simpatico parassita abbia deciso di alloggiare nel mio corpo.
Ho un sonno colossale e devo visitare il bagno con una frequenza insolita.
Ma la dieta delle varie cucine Ciocca sistemeranno la situazione in brevissimo tempo.
È strano e piacevole essere in vacanza a casa.
Qualche settimana di vacanza, poi si riparte.
Proxima estacion? Boh!?!
Ciao, Bo!
saluti
Venerdì 27/06/2008 - 19:10
Avrò da lavorare fino all'ultimo giorno. Ed è una vera fortuna.
Probabilmente mi renderò conto che l'avventura sierraleonese è veramente conclusa solo salendo la scaletta dell'aereo.
L'indaffarata incoscienza è interrotta dai saluti delle persone che mi domandano "Ma veramente stai per andare? Non puoi rimandare?!?"
Purtroppo devo correre a casa a portare un po' di sole, ad accarezzare ventri dilatati da virgulti in fermento o germogli fermentato, ad accogliere vacanzieri di ritorno, a spiegare due trucchetti voodoo agli abitatori del campetto della sfinge.
Il mio lato vanitoso intanto si nutre delle - mi auguro autentiche - dimostrazioni di affetto e riconoscenza.
Saluti organizzati: Cena al Country Side - il locale "fico" di Bo - con il team degli it-guys, ultima visita al playground con dono finale del pallone, aperitivo sotto le stelle - o acquazzone, a seconda - con tutti gli espatriati.
Poi tanti abbracci, vigorose strette di mano, scambi di numeri di telefono e indirizzi e-mail.
Qualche "arrivederci" - magari non molto convinti, piuttosto speranzosi - e una cascata di "in bocca al lupo" per la vita futura.
Sono quasi pronto... Certo, faccio il duro. Poi, di fronte al retorico saluto di mr. Francis, direttore dell'ospedale, a malapena trattengo le lacrime.
Ciao, gente!!
Date
Giovedì 19/06/2008 - 21:12
Ce l'abbiamo fatta: abbiamo le date. Il mio contratto scadrà il 3 luglio. Dovrei volare da Freetown la sera del primo e arrivare a Brussels la mattina del 2, sbrigare le formalità di fine missione e buttare lo stanco corpaccione sul primo aereo per Bergamo/Milano.
E allora si inizia a far saltare qualche tappo di bottiglia.
L'agenda del mese inizia già a riempirsi.
Il 9 sarò parte dell'insana comitiva in partenza per Novi Sad, Serbia. In programma l'annuale Exit Fest sulle rive del Danubio. Il 12 suonano i Gogol Bordello - a fare da degna spalla un certo Manu Chao... Qualcuno vuole unirsi??!?
Il 19 si festeggia il matrimonio di Marta - se non si rende conto in extremis di cosa sta per fare - e Mirco - se riesce ad ingannare i di lei occhi ancora per qualche settimana... Ma è incredibile quello che questi sguazzanti riescono a fare ;-)
La partenza per una prossima destinazione con MSF è approssimamente fissata per la fine del mese. Fino a quel momento spero di avere la possibilità di incontrare, ascoltare, ubriacare, raccontare, baciare, dormire, abbracciare, giocare e accarezzare pance gonfie.
Senza lasciare un minuto di spazio alla nostalgia.
Conto su di voi... preziosamente :-)
bo..h!!!
Martedì 17/06/2008 - 20:17
Non ho parole: hanno dimesso Precious Maria e mamma - entrambe in invidiabili condizioni :-) - Tommy e Saidu. Tutti e quattro lo stesso giorno. Giuro che non ho pianto, ma ci è mancato davvero poco.
I miei ultimi pomeriggi saranno meno giocherellosi.
L'ospedale saluta tanto le sue mascotte quanto i volontari stranieri che se ne tornano a casa. Nuovi espatriati arrivano. E adotteranno i propri beniamini.
Fa un po' autunno... Da tre notti i miei sogni sono tornati ad essere in lingua italiana. La mia testa si sta abituando all'idea della partenza.
Via dalla Sierra Leone. Paese strano.
Ci troviamo ad affrontare una possibile emergenza nutrizionale: nelle tende del Therapeutic Feeding Center sono attualmente ricoverati due bambini per letto. Una delle cause è l'aumento del prezzo del riso, che nel giro di un anno è passato da 70.000 a 130.000 Leoni al sacco. Il riso viene importato dalla Cina. Intanto piovono fiumi d'acqua su base giornaliera.
L'enorme contraddizione di un paese estremamente misero a discapito dell'apparente ampia disponibilità di ogni tipo di risorsa non da' tregua.
Viene il dubbio che i motivi siano profondamente radicati nella storia di questi luoghi. Che, sebbene siano splendidi e abitati da gente ammirevole, ai quali è estremamente facile affezionarsi, fatica ad entrarti sotto pelle - a differenza del Verme di Guinea; se siete sensibili di stomaco evitate di cercare le foto della bestiolina su Google.
È come se la povertà qui sia strutturale, antropologica. Mi sembra incredibile di non essere in grado di individuare una cifra caratteristica della Sierra Leone. A differenza degli altri paesi che mi è finora capitato di visitare, si avverte la mancanza di spunto creativo. Non si incontrano musicisti per strada e nei locali. Nessuna compagnia teatrale. Poche danze tradizionali. Sulle lenzuola del mercato scarseggiano maschere o altri pezzi di artigianato. Proliferano invece insulse ciniserie di pessima qualità.
La musica è ovunque, ma riprodotta da improvvisati impianti stereo. Le canzoni non sono quasi mai locali: per lo più nigeriane, come i film-telenovela proiettati nei cinema.
L'unica attività che solleva l'entusiasmo popolare pare essere il calcio. Ma le squadre per cui i ragazzi tifano maggiormente e che fanno la fila per veder giocare sono l'Arsenal e il Manchester United.
Mah, magari la mia testa sta sordidamente preparando una partenza meno traumatica. Forse ho mangiato troppo cous-cous ieri sera. Oppure sono solo un po' frustrato perchè non riesco a trovare dei souvenir decenti da portare a casa...
Mi manca Tommy.
Chissà se si ricorderà di Momo.
Ah, non ve lo avevo scritto: Momo è il mio nome Mendè.
Extremely dangerous
Martedì 10/06/2008 - 20:08
Il paese al mondo che vanta il non invidiabile record per la più alta mortalità infantile e materna riserva delle minacce anche per chi non è un bimbo nè una donna incinta.
Il pericolo a volte si nasconde nell'erba... recentemente si sono moltiplicati gli avvistamenti di serpenti. Le guardie ne hanno scovati e uccisi tre in te giorni all'interno del nostro cortile.
"Morto?"
"Completamente"
"Che specie era?"
"Cobra"
"Pericoloso?"
"Moooolto pericoloso!"
Allego evidenza dell'ultima esecuzione. Quantomeno il rettile, prima di essere terminato a bastonate, è riuscito a riempirsi la panza. Il pranzo in questione - verosimilmente un topolino - era ancora solamente "quasi morto", al momento dello scatto.
Anders, collega danese, ne ha inavvertitamente calpestato uno, passeggiando nell'oscurità... Comunque il rischio è notevolmente diminuito, ora che il prato è stato cosparso di gasolio, allo scopo di convincere i serpentelli a strisciare fuori dalla nostra proprietà.
Elementare la relazione con il recente vertiginoso aumento di vendite di torce a spaventati visi pallidi.
Più subdolo è l'uso di armi umane, pratica della quale ogni lettore delle guide Lonely Planet è certamente al corrente: tutti sappiamo che i bimbi che ti corrono incontro salutandoti mentre esci da un motel di Amman stanno in realtà cercando di borseggiarti. E che le ragazzine che giocano ai bordi delle strade di Jakarta altro non sono che sanguinarie terroriste.
Qui a Bo i bambini sono di una dolcezza irresistibile: tendi a dimenticarti che li hai raccolti appena fuori dal reparto in cui sono ricoverati. Ormai gli hai schioccato un baciozzo e te li sei strofinati per bene in faccia.
"Barbara, scusa: ma... cos'è che ha Tommy?!?"
"Ah, niente: solo la tubercolosi. Ok, perfetto, grazie!"
Sicuramente altre volte è andata peggio.