Appunti dal Darfur
Appuntamento
Domenica 22/02/2009 - 19:24
Sono in Italia da qualche settimana, ormai.
Cerco di riposare, di vedere gli amici: ma con calma. Per non lasciar sfuggire troppo rapidamente l'entusiasmo di questi ultimi fantastici mesi di vita.
Se hai voglia di sentire qualche racconto, c'è un appuntamento buono buono domenica 1 marzo, ore 20:30, a Osio Sotto.
Se vuoi, ci si vede là!!! :-)
Si torna
Martedì 03/02/2009 - 14:32
Ed eccoci al tanto atteso e temuto momento della partenza. L'emozione è fortunatamente attenuata dalla stanchezza delle poche ore di sonno accumulate nelle ultime notti.
Zombizzo nella sala d'aspetto dell'aeroporto di Khartoum, cerco di tenere gli occhi aperti, per evitare di dormirmi l'imbarco.
Alle agrodolci sensazioni di dispiacere per il distacco dai posti e dalle persone che hanno accompagnato sei splendidi mesi e di desiderio di riabbracciare tutti quelli che mi aspettano a casa, si sovrappone una scomoda montante consapevolezza: si avvicina inesorabile il momento di fare i bilanci.
Domande semplici e destabilizzanti attendono al varco: come sono cambiati il mio sguardo e il mio spirito? Quali lezioni ho imparato? Che senso attribuire a questa esperienza? Quale seguito darle?
Immagini colorate si rincorrono in un carosello che emana tepore. Mi pare che gli altri viaggiatori mi guardino strano, probabilmente ho un'aria inebetitamente sorridente. Poi improvvisa affiora la gelida intuizione, mi dimenticherò tantissimi di questi visi, i paesaggi, le situazioni. Cerco di fissarli nella mente. Spero di tenerli dentro di me il più a lungo possibile. Di saperli rielaborare in un filtro attraverso cui osservare ogni altra realtà. Di essere in grado di trovare i momenti e le parole per poterli raccontare.
Chiamano il mio volo. Raccolgo la borsa, è pesante.
Mi spiace di non avere compagni di viaggio - orecchie e spalle - con cui condividere impressioni e concedersi qualche balorda divagazione - come siete stati voi in tutto questo tempo.
Ho ancora qualche pound sul conto, penso che farò un paio di telefonate in extremis e poi attaccherò bottone colo mio vicino di posto.
Si torna.
Un presto abbraccio!!!
Partenza o vacanza
Martedì 27/01/2009 - 07:43
E alla fine la data della partenza è fissata. Pianifichi le ultime settimane, chiudi le attività pendenti, prepari il posto per il tuo sostituto. Che arriva, puntuale: quattro giorni per il passaggio di consegne, un lusso. Organizzi un pranzo per festeggiare la partenza insieme a tutti gli amici ed i colleghi e per dimostrare di aver assorbito, dopo tanto tempo, un po' di essenza darfuriana; ricevi regali, abbracci, promesse, qualche lacrima. Ovviamente qualche imprevisto scompagina i programmi. L'ultima mattina, dopo aver buttato tutta la tua roba in valigia, esci in bicicletta prima dell'alba per correre in ufficio a chiudere le ultime pratiche prima dei saluti finali e, mentre la morsa allo stomaco prende vigore - amara consapevolezza che si sta per concludere un periodo di vita felice - salti in auto e osservi mani oscillanti e sguardi amichevoli - un po' tristi - allontanarsi in una nuvola di polvere. Arrivi alla pista di atterraggio e noti che c'è qualcosa di strano. La gente è stranamente agitata. Scrutiamo l'orizzonte sabbioso ma le notizie arrivano via radio. L'elicottero è ancora a El Fasher: partenza rimandata di un'ora a causa del vento. Prende corpo un vago presentimento, inizano a squillare i telefoni, giungono le notizie di scontri armati tra l'esercito e i ribelli appena fuori dalla città. Per il momento l'autorizzazione per il decollo è negata. Anthony, compagno di viaggio inglese munito di chitarra, improvvisa un blues da aeroporto su melodie merleyane - "No heli, no fly" - riscuotendo un discreto successo tra l'improvvisato pubblico di autisti danzanti e bambini impolverati. Dopo un paio d'ore arriva la comunicazione ufficiale: il volo è cancellato. Si torna indietro - giusto giusto per il pranzo. Mi ritrovo il regalo inaspettato di una vacanza a Kebkabyia. Di un giorno solo, se domani la situazione sarà migliore. Ma è difficile fare previsioni; se non lascio il Sudan entro una settimana rischio di rimanerci incastrato per due mesi. Sento che dovrei essere più infastidito e preoccupato di quanto mi riesca di essere...

Meat Market
Sabato 24/01/2009 - 16:23
Promessa, arrivata... una foto dal paradiso dei golosi.
Dove - e qui mi gioco l'amicizia dei vegetariani - i coltelli sono usati non troppo a sproposito e i dromedari (c'hai ragione, bio-fratro: hanno una gobba sola; ma sono i locali stessi a chiamarli cammelli) danno il meglio di sé stessi!
Stavolta mamma non torno affatto sottopeso :-D
ultimi giorni
Mercoledì 21/01/2009 - 15:48
Siamo agli sgoccioli. Domani arriva il logista che mi sostituirá nei prossimi mesi.
Le giornate sono piene di valutazioni e resoconti di fine missione. Cerco di ripulire il computer, la scrivania e la testa.
Inizio a salutare le persone che non vedró piú. Domani ci sará una festa di addio; poi un paio di giorni di passaggio di consegne e la prima tappa del lungo viaggio del ritorno.
Sensazioni strane, piacevoli e dolorose, per il momento ancora in sottofondo. Le tengo tappate concedendomi poca solitudine... tipo chiuso nel bagagliaio!!!
Ho riportato la notizia della ripassata dell'Atalanta all'Inter durante la riunione mattutina! Giubilo!
PI in Darfur
Mercoledì 14/01/2009 - 18:35
Ok, checché ne dica 'GigiGi' (che non é il fratro Gigetto!!!) non assomiglio a Magnum. Ma, in proporzione, le nostre auto in cittá fanno sicuramente la figura di una Ferrari, la nostra casa é extra-lussuosissima (cuoca, domestiche e guardie incluse) e io pure mi sposto frequentemente in elicottero (lá il pilota é nero in mezzo ai bianchi, qui é un raro viso pallido). L'oceano non c'é, vero, ma in quanto a sabbia le Hawaii ci fanno un baffo! Ah, ah, ah: che cabarettista :-D
Quanto alla promiscuitá... ma di cosa dovevo parlare? Ah, sí: il mercato!
Certo che non mi lascio intimorire da questi ragazzini ubriachi armati di kalashnikov. E, complici le ferie dell'addetto agli acquisti, in questi giorni sono spesso a fare spese.
Il suk regala sempre immagini strampalate e spassosissime: peccato non poterle apettamente immortalare. Ma al riparo della bottega, dopo che le mie sfacciate contrattazioni da birbante aguzzino hanno creato un certo feeling, cerco discretamente di rubare qualche scatto.
Ecco ad esempio il bottegaio che, per scrivermi una improvvisata fattura su un foglio di carta riciclato é costretto - a malavoglia - ad abbandonare il suo posto in prima fila di fronte all'avvicentissima corsa dei cammelli.
E il ciclista, incaricato di riparare la ruota forata del mio destriero, che insiste che la camera d'aria é da sostituire e ne scrive il prezzo sulla sabbia.
Vi lascio con una confessione scottante. Sono imperdonabile: ci ho messo cinque mesi a scoprire che in cittá tutti i venerdí si tiene il mercato della carne!!! Bancarelle ricolme di tagli di pecora, capra, mucca e cammello. Griglie sfregolanti e vassoi giganti. Ci si raggruppa con un po' di gente e via, si ingurgita una quantitá incredibile di saporitissime proteine. Accompagnare con il pane é accettabile. Verdure (proprio insistendo) magari due cipolle. Galattico.
Scoperto due settimane fa, é ovviamente diventato un appuntamento imprescindibile. Venerdí cercheró di fare qualche foto stando attento a non sporcare la macchina di lardo sciolto.
shopping
Mercoledì 07/01/2009 - 18:51
Fine anno in Darfur.
Nonostante si tratti di un rigido e austero paese islamico, quando si tratta di concedere vacanze la generositá delle autoritá sudanesi e il rispetto per le tradizioni altrui sono sorprendenti: le ferie vengono via facili e in abbondanza. Eid islamica, Natale cattolico, Capodanno e alé, pure il Natale copto/ortodosso!
Ovviamente le strutture mediche rimangono per lo piú aperte - la gente ha la cattiva abitudine di star male anche a Natale - ma possiamo concederci un ritmo piú rilassato e assaporare il clima festivo.
Il tempo aiuta a rievocare i ricordi di casa: temperature (relativamente) gelide, vento forte e tempeste - anziché di neve - di sabbia.
Naturalmente, un po' perché qualcosa sotto l'alberello (incredibile, abbiamo trovato in un armadio un pinetto di plastica; piuttosto squallido, ma tant'é!) é carino mettercelo, un po' perché manca ormai una manciata di settimane al mio ritorno e come ogni turista che si rispetti qualche ricordo a casa mi piacerebbe portarlo, é tempo di spese.
E allora via alla giostra dello shopping!!!
Il mercato é il cuore pulsante della cittá. É lí che fervono le attivitá e si conducono gli affari: negozi, ristoranti, bancarelle, botteghe, punti di incontro e scambio. E purtroppo é nel suk che nascono la maggior parte dei disordini.
Da mesi attorno a Kebkabyia sono dislocate diverse centina di soldati. Si tratta di gruppi di Janjaweed, militari e banditi di varia provenienza, appartenenti a contingenti organizzati o autocostituitisi, che offrono i loro servigi alle necessitá governative anziché guadagnarsi da vivere derubando e rapinando.
Quando le trattative con l'esercito regolare vanno male, integrano l'attivitá diplomatica con qualche rappresaglia fuori e dentro la cittá. Sul mercato viene direttamente applicata o rilaciata la pressione delle loro esigenze.
I Jay-Jay sono in costante bisogno di veicoli, particolarmente di fuoristrada. Se li procurano - direttamente dalla strada o a domicilio, nottetempo - a spese delle ONG, delle Nazioni Unite o dei trasportatori locali. Poi li modificano secondo i propri gusti: la cabina posteriore, se presente, viene rimossa, l'artiglieria installata nel vagone e la carrozzeria tinteggiata coi mimetici colori militari. Quindi, se sei un appassionato si bricolage, sappi che le seghe per il metallo e le vernici - specialmente il marrone e il verde - sono andati esauriti da tempo.
In compenso capita che qualche guarnigione soffra la mancanza di denaro e cibo. E decida di scendere al mercato e vendere quello di cui dispone. Con un pizzico di fortuna puoi portarti a casa qualche granata o bomba a mano per meno di due euro l'una. Magari vengono buone per l'ultimo. Nel caso comunque stai certo che il venditore in questione é forestiero, poiché tutti sanno che un darfuregno non venderebbe mai le sue armi!!!
Probabilmente l'acquisto migliore che puoi fare al suk é un buon paio di scarpe di produzione locale. Il modello é sostanzialmente uno, ma si puó scegliere il materiale: ne conseguono direttamente il prezzo e importanza sociale. La calzatura base é in pelle di cammello: sobria eleganza a 17 sterline sudanesi. Potendo disporre di un budget maggiore (27 SDP) conviene certamente optare per il serpente, comodo e abbinabile a ogni tipo di abito. Per soli 10 pound in piú si portano a casa le pitonate, caratterizzate dai colori vivaci e garantite per una durata maggiore. Ma ovviamente, se siete uno che conta e non volete sfigurare al cospetto degli amici, non potete che indossare pantofole in pelliccia di leopardo: successo in societá garantito al costo di 60 SDP!
Sempre piuttosto economica, ma di qualitá desolatamente scarsa, é la merce di produzione cinese che invade le bancarelle. Desta sempre il mio sconcerto constatare come i paesi africani vengano sempre piú usati come mercato discarica di inutilerie plasticotte e pessime imitazioni con gli occhi a mandorla. Nel triste mucchio c'é almeno una manciata di articoli degni di nota.
Un posto nel mio cuore se lo sono guadagnate le batterie "Panashiba", evocatrici di una improbabile unione di intenti tra i due giganti dell'elettronica. Necessarie per la macchina fotografica, di solito tengono per una decina buona di scatti prima di scaricarsi inesorabilmente. Non piú di tre o quattro se si usa il flash :-(
Non sono malissimo le lampade al cherosene che ho comprato per illuminare di baluginante bagliore le nostre veglie, liberando le orecchie dal monotono rombo del generatore. Deliziata la vista e salvo l'udito, é l'olfatto a soffrire un po' visto che - ovviamente - i serbatoi perdono leggermente. Ma tant'é, la perfezione non é di questo mondo.
Sono molto orgoglioso della bicicletta che mi sono regalato, perfetta per gli spostamenti tra casa e ufficio, ideale per fare un minimo di esercizio fisico. A quanto pare il bianco che pedala é curioso; bambini e adulti mi indicano ridendo, salutano, mi rincorrono. L'euforia scoppia quando le ruote si bloccano nelle trappole di sabbia che infestano il percorso, costringendomi a uno sforzo supplementare per trascinarmi sul terreno compatto. Chissá quale sará la reazione quando - so che succederá - la forcella cederá di schianto precipitandomi scompostamente sulla strada.
Ci vogliono circa tre SDP, Sterline Sudanesi, per fare un Euro.
Parentesi etiope
Lunedì 22/12/2008 - 09:18
L'Etiopia è un paese che ti confonde, ti ammalia e ti seduce.
Ci impieghi davvero poco a renderti conto che tutte le anticipazioni sulla leggendaria bellezza delle donne etiopi hanno un effettivo ed evidente fondamento: cammini per Addis Ababa e lo sguardo é continuamente rapito da figure sinuose, portamenti eleganti e sguardi ammiccanti. Cosí ti distrai e corri seriamente il rischio di inciampare nei numerosi abitanti delle strade: bambini, anziani e malati che soggiornano sull'asfalto con una mano costantemente protesa nella richiesta di aiuto.
Rimani stordito, soprattutto se arrivi da quattro mesi di castigatissima moda islamica. Poi ti rendi conto che la St. George, la popolare e diffusissima birra locale, é assolutamente dignitosa e costa circa sei Birr (!?!), l'equivalente di mezzo euro la bottiglia; questo non aiuta di certo a rimanere lucido.
Ovviamente incasini qualche appuntamento prima di familiarizzare con il calendario e l'orario locali. Il conto degli anni é indietro di sette anni abbondanti. Si usano tredici mesi, dodici composti da trenta giorni e uno da appena cinque. Ma soprattutto in Etiopia iniziano a contare le ore all'alba, quando per noi sono le sei. Comoda sveglia intorno alle quattro (10:00), quando il freddo pungente inizia a svanire sotto i raggi del sole. Alle sette inizia un caldissimo pomeriggio e alle dodici, in prossimitá del tramonto, lo stomaco inizia a brontolare e si inizia a indagare i passanti alla ricerca di un ristorante dove deliziarsi di injera, la base simil-panosa che viene ricoperta di innumerevoli prelibate e speziatissime specialitá locali. La bionda Giorgia fa sempre compagnia e aiuta a preparare il clima per la serata balorda - qui non c'é coprifuoco!!!
La mia settimana di permanenza ad Addis é stata inframezzata con due brevi viaggi. Uno al nord, per assaggiare lo spessore dell'ereditá storica, religiosa, architettonica e culturale del paese. L'altro a sud, un immersione nella varietá etnica, linguistica e paesaggistica di un territorio meraviglioso, paradiso dei bird-watchers.
In una manciata di giorni ho fatto in tempo a diventare amico della quasi totalitá degli spassosissimi adescatori di turisti della centrale "Piazza", a visitare gli interessanti Musei Nazionale ed Etnografico, a prendere parte alla puntata pilota di uno show televisivo che un delirante regista newyorkese conta di realizzare l'anno prossimo, a partecipare a una serata per insegnare ai ragazzi di strada esercizi circensi, acrobazie e giocoleria (ottanta marmocchi puzzolenti ipnotizzati, pizza e coca per tutti in un euforico guazzabuglio; incredibilmente nessun ferito, ma un telefono cellulare sparito), ad essere coinvolto in un tamponamento (fortunatamente senza serie conseguenze), a fare il bagno in una sorgente termale, ad essere trattenuto in arresto per un'ora dopo che per avvistare un ippopotamo timido ci eravamo inconsapevolmente addentrati in un canneto proibito.
Il popolo etiope unisce in dinamico equilibrio un mosaico di 80 etnie e trecento lingue e le tradizioni cristiano ortodossa, islamica ed ebraica. Si vanta orgogliosamente di aver dato i natali all'umanitá e coltiva la propria storia di nazione gloriosa e indomita.
Custodisce il proprio olimpo di eroi e credenze.
La star indiscussa è Lucy, progenitrice di noi tutti. Piuttosto bassina, sgambettava per questi altipiani prima del fuoco e della ruota. E della ceretta. Senza dubbio l'evoluzione ha sistemato parecchie cose.
San Giorgio, quello del drago e lo stesso della birra, é una specie di eroe popolare. Lo danno per presente e protagonista, vangelo e spada alla mano, a supporto delle truppe che sconfissero l'esercito italiano nell'epica battaglia di Adua.
A detta delle guide pressoché ogni episodio biblico e mito delle culture occidentali e orientali può essere fatto risalire in qualche modo a luoghi e persone etiopi. L'arca di Noè viene ovviamente da qui. Mosè parlava amarico. Gli elefanti sacri indiani non possono che essere originariamente tigrigni. Non mi sarei sorpreso se a un certo punto mi avessero detto che pure Elvis Presley aveva un nonno Oromo!
Una citazione a parte merita l'epopea Jamaico/Etiope: la visita dell'imperatore Haile Selassie all'isola caraibica coincise magicamente con l'arrivo della prima pioggia dopo mesi di atroce siccità. Abbastanza per riconoscere in lui il Re dei Re, liberatore dei popoli africani di tutto il mondo, perona sacra a cui dedicare un nuovo culto. Impressionato ed onorato il buon Haile donò ai Rastafariani un appezzamento di terra in Etiopia. Dalla morte dell'Immortale i rasta ci vivono ammazzandosi di canne e facendosi fotografare dai turisti, in attesa di una nuova manifestazione del Supremo.
Confuso, ammaliato e sedotto, penso che appena avró piú tempo a disposizione tornerò in Etiopia per una visita più adeguata.

Holidays!
Domenica 07/12/2008 - 09:36
Ricapitolando: il tema caldo della prima tappa, in Sierra Leone, é stata la mia acconciatura.
Secondo capitolo - Darfur - e non si parla dáltro che dei miei baffi. Che - temo - mi accompagneranno per lo meno fino alla fine del soggiorno sudanese (spiacente per le donne che mi si farebbero... la ceretta)
Sono giá in ansia: cosa dovró inventarmi per intrattenere la mamma in occasione della prossima missione?
Come: ci sará una prossima missione?!?
Beh, non so, ci penseró tra un po'. Certo questa vita é talmente coinvolgente che mentre ci sei in mezzo viene difficile immaginare che possa finire presto.
Chudi un attimo gli occhi e quasi quattro mesi se ne sono andati.
Quindi ora é tempo di vacanze.
Poi sará Natale e improvvisamente l'ultimo mese a Kebkabyia.
Sono in effetti di strada verso Khartoum. Domani volo ad Addis Abeba per una settimana da disorganizzatissimo e assonnatissimo turista nel nord dell'Etiopia.
Le mie intenzioni originariamente erano di visitare l'Eritrea, ma ho purtroppo scoperto che non é per niente semplice volare ad Asmara. Quindi piano di riserva, mi dovró "accontentare" di vagabondare per l'Aksumitia.
A prestoooooo!!!!!
Casa, Casa for Andrea
Martedì 25/11/2008 - 21:39
È confortante riaffidarmi all'accogliente intimità di questo diario. L'ho disertato per un po', le ultime due settimane sono state intensissime.
Abbiamo dovuto affrontare una raffica di partenze di colleghi espatriati. Per vari motivi - raggiunta fine missione, accertamenti clinici, vacanze - tutti gli altri hanno lasciato per un certo periodo Kebkabyia.
Quindi, a rango ridotto, le responsabilità si sono accumulate: logistica piú coordinazione di progetto piú amministrazione e finanza. E, perché no, anche qualche turno serale come radio operatore.
Ovviamente mentre ci frullavamo per cercare di mantenere a un livello decente le attivitá, le condizioni di sicurezza nei dintorni sono peggiorate: le notizie di raggruppamenti di milizie, scontri armati e rapine hanno aggiunto un altro pizzico di stress.
Finalmente qualche giorno fa hanno cominciato ad arrivare i rimpiazzi. Contemporaneamente la tensione in cittá si é rilassata e anche il mio corpo é calato di giri. Sottoposto ai recenti eccessivi sforzi, ha eloquentemente reclamato un trattamento piú affettuoso: febbriciattola e aumento della frequenza dei momenti personali alla toilette.
Somministrati qualche magica pillola e un paio di giorni di riposo... et voilá: un uomo nuovo!
Un uomo nuovo che sta apprezzando soprattutto la conoscenza e la compagnia delle persone che la mia posizione qui mi obbliga e mi consente di frequentare: i bambini che giocano per strada, le donne che trasportano i mattoni; saldatori, muratori e idraulici; camionisti, commercianti e imprenditori; autoritá tribali e politiche, rappresentanti di polizia, intelligenza militare e sicurezza nazionale; operatori internazionali e vicini di casa.
E che cerca di abbassare qualche soglia di accesso.
Ho imparato ad esempio quelle quattro parole di arabo che mi permettono di sostenere dignitosamente dieci secondi di convenevoli - quando poi scoppiano a ridere é perché apprezzano lo sforzo, non che i miei tentativi di mettere insieme uno straccio di frase siano patetici!
Reggo egregiamente le quotidiane litrate di thé mega-zuccherato che benediscono ogni incontro.
Mangio al vassoio comune, seduto per terra, usando solo la mano destra, senza inzaccherarmi pietosamente la maglia dei copiosi - e piccantissimi - unguenti.
E, anche se a esibirmi in prima persona ancora non ce l'ho fatta, oramai mantengo imperturbabile contegno di fronte ai consueti rutti che prorompono a metá conversazione.
Ma la mossa che mi ha praticamente reso un figlio adottivo della comunitá é stata quella di mantenere incompleta la rasatura dopo due settimane di incoltura. Selvaggi mustacchi degni di un motociclista californiano, dapprima.
Poi correttamente accorciati secondo le partecipi direttive del dipartimento logistico.
Equamente divisa la popolazione femminile, uniformemente schierata a favore quella maschile: é deciso, i baffi si tengono!
D'altro canto credo di non aver ancora visto un maschio adulto locale che non ne sia provvisto.
Ho azzardato una comunione culturale citando il famoso detto ucraino - che detta la legge estetica in casa del Giamba - secondo il quale un uomo senza baffi é paragonabile a una donna senza. Ilare approvazione generale.
Vantaggio collaterale: a metá mattina ancora assaporo la nutella della colazione :-)
Over and out.

Mister Mubarak
Martedì 11/11/2008 - 09:49
Eccolo quindi il nostro Gimbo-MarkAguirre-KarlMalone.
Personaggio leggendario: padrone delle polverose strade di Kebkabyia, terrore delle tavole imbandite.
Mubarak é uno dei nostri quattro autisti in affitto: guida R4 [Romeo Four], una delle precariamente riaggiustatissime Daewoo Tico a noleggio che ci trasportano su e giu per Kebkabyia.
Per questioni professionali e di fragili equilibri tribali non si dovrebbero fare discriminazioni tra il personale; ma é chiaro che lui é in assoluto il mio preferito!
Corpaccione da orsacchiotto, faccione bonario chiosato da sorriso perenne.
Un giorno l'ho battezzato "Mister Mubarak", da allora lui mi chiama "Missstrrrrr Andrea".
La sua auto, al primo sguardo insolitamente sobria, é in realtá arricchita da gadget incredibilmente unici in questo posto di adoratori di chincaglierie.
Nella foto allegata dovreste distinguere il pomello-guida applicato al volante, accessorio imprescindibile per guidatori di una certa esperienza.
Unica concessione al puro estetismo é la mela rovesciata appesa allo specchietto retrovisore, infilzata da sotto da roseo fiore di plastica. Ho paura a domandare, temo che si tratti di un qualche talismano voodoo...
Specchio supplementare con supporto molleggiato posizionato al centro del cruscotto, per monitorare la situazione dei passeggeri posteriori (che a volte sono anche cinque).
E, chicca hi-tech, il lettore/trasmettitore mp3: collegato all'alimentatore per accendisigari, permette di connettere chiavette di memoria usb e modula il segnale in FM. Cosí puoi sintonizzare l'autoradio e ascoltarti comodamente la tua musica. Alla faccia di tutti i poveracci che tentano disperatamente di riavvolgere i nastri ingarbugliati delle loro audiocassette con la biro bic. Troppo, troppo avanti!!!
Adoro il momento in cui alle sette di sera, chiuso l'ufficio, carichiamo borse e computer nel bagagliaio e ci abbandoniamo stanchi sui sedili. Mubarak ci conduce verso casa nella gialla luce del tramonto, sparando Buffalo Soldier di Bob Marley a tutto volume. Sfrecciamo alla ragguardevole velocitá di 35km/h sollevando nuvole di sabbia e sguardi stupefatti, salutando con papale mano agitata fuori dal finestrino.
É come gustarsi la carrellata paesaggistica di un film, con l'adeguata colonna sonora :-)
Ah: abbiamo recentemente scoperto che mr. M. é sprovvisto di patente di guida. Dice che gli é stata rubata dai JayJay a un posto di blocco e che prossimamente andrá a El Fasher a domandare il rilascio di una nuova licenza.
Sperém!
Mabruk Leonardo, da Ahm-Andrea
Domenica 02/11/2008 - 07:59
Si era detto alla fine di ottobre e ha aspettato (trattenendo l'attesa di tutti) fino alla sera del 31.
Precisino questo Leonardo!
Ancora non si è capito bene se è uscito dalla pancia di Ruslana o da quella di Giamba... in ogni caso arrivano sonore le congratulazioni dallo zio d'Africa e da tutta Kebkabyia!!!
Gattuso e la bua
Lunedì 27/10/2008 - 06:29
E finisci in Darfur a lavorare per una organizzazione medica.
Esperienza fantastica.
Professionalmente e umanamente.
Ma...
Ma se di medicina non ne sai nulla.
Se dopo le sette e mezza chiudi la città fuori dal cancello e trovi i panni puliti e la cena pronta.
Se dopo più di tre mesi ancora ti stupisci (e ci rimani anche un po' male) per gli innocenti rutti che prorompono, saporiti e fragorosi, a metà frase.
Allora: dov'è la prossimità? Quale reciprocità? Come ti metti veramente in gioco?
Io il modo l'ho trovato combinando la fragilità delle mie articolazioni con l'invito di El Touhami a partecipare alla partita di pallone giù alla pietraia.
Puntuale la prestazione ridicola - altro che mediano ;-)
E ancora più puntuale, due giorni dopo, la visita all'ospedale.
Dove il dottor Ibrahim, stimato dipendente del Ministero della Sanità sudanese, preleva dal mio ginocchio i canonici 35 cc di sinovia, con evidentemente divertita serietà.
Per la cronaca:
1. naco (grazie per la sbrodolata) l'ultimo a siringarmi il ginocchio eri stato tu!
2. son passati due giorni e già cammino con disinvoltura
3. abbiamo perso 3 a 1 :-(
Happy Shootings
Giovedì 23/10/2008 - 08:11
La giornata lavorativa si apre con il morning briefing. La riunione mattutina inizia alle otto: tutto lo staff che parla inglese - una ventina di persone - seduto in cerchio. La conduzione passa di turno di volta in volta: chi ha notizie le mette a disposizione di tutti. La scaletta é fissa:
Kebkabyia news
Darfur news
Sudan news
International news
Sport news
Msf news
Di solito non ci sono grosse sorprese. Si inizia sonnecchiosi con le notizie locali: partendo dalla cittá allargandosi al paese in generale si aggiorna la situazione relativa alla sicurezza (spari, rapine, manovre militari), alle varie visite ministeriali, all'ennesima trattativa di pace disattesa.
Gli avvenimenti dal mondo sono descritti dal punto di vista arabocentrico - la fonte principale é Al Jazeera.
Sbrigate queste formalitá cominciano ad accendersi i sorrisi. Perché l'autoproclamato corrispondente in carica per le notizie sportive é irresistibile. Mubarak, traduttore medico, sorriso seducente e una parlantina densa di orpelli e sofisticate digressioni, racconta i risultati delle partite di calcio della lega araba e dei campionati europei, di improbabili compravendite di giocatori sconosciuti, degli eventi piú inutilmente folcloristici di cui ha sentito parlare. Uno spasso.
A questo punto siamo tutti svegli e di buon umore e si puó iniziare a discutere di questioni pratiche e dei programmi operativi per la giornata.
L'altra mattina al capitolo uno Sarah lamentava degli spari - insistenti e piuttosto vicini - che avevano interrotto la nostra cena la sera precedente. Alcuni hanno iniziato a guardarsi complici e a sorridere. La spiegazione: dopo una serrata battaglia per sbaragliare la concorrenza di altri spasimanti, Mubarak é finalmente riuscito a strappare il consenso per sposare Amuna. Le armi cantavano al cielo l'allegra notizia!
Venerdí scorso si é finalmnte celebrato il matrimonio, o quantomeno la prima parte di un rituale che ci pare di capire sará piuttosto articolato. Abbiamo partecipato alla festa: lo sposo emozionatissimo, decorato con l'henné nero ed eleganetemente abbigliato in abiti tradizionali, ci ha accolto in casa sua accorgendosi troppo tardi di aver dimenticato il kalasnikov in vista. Ha cercato maldestramente di recuperare riponendolo dietro a una porta, malandrino...
Vai Mubarak: uno a zero per te!
"Ma che fai lá?!?"
Giovedì 16/10/2008 - 20:59
La domanda é ricorrente. A lungo ho cercato di evaderla o di soddisfarla con risposte fumose o lacunose... Ora peró una richiesta cosí puntuale ed esplicita da parte della mamma credo che richieda uno sforzo un tantino maggiore.
Dopo due mesi qui un'idea dovrei pure essermela fatta... Quindi: "Cosa fa il logista?"
Secondo la versione ufficiale i miei compiti sono essenzialmente tre: fornire supporto tecnico alle attivitá mediche, migliorare - dove possibile - le condizioni di vita degli espatriati sul campo e occuparmi della sicurezza.
Mi piace (ovviamente) l'identikit fornito dal RobyDos, che mi vorrebbe "ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi". Cercando di calpestarli il meno possibile.
Essenzialmente gestisco un team di cui fanno parte Jamal (il mio braccio destro, quello che verrá in Europa a vedere la neve), Sefadin (responsabile per l'acqua e l'igiene), Ismael (addetto agli ordini e agli acquisti). Fanno inoltre parte del dipartimento El Touhami e Mashaeir (operatori radio), Abul Gasim (meccanico), Mohamed Juma (autista del camion), Jamal (autista), Adam, Sabir, Mubarak e Reduan (autisti della auto in affitto). Olte a una decina di lavoratori saltuari, che stanno seduti fuori dal cancello in attesa di avere un incarico.
Tutti insieme cerchiamo di mantenere e migliorare le diverse postazioni in cui operiamo: l'ospedale, due dispensari medici, l'abitazione degli espatriati, la casa dello staff locale, gli uffici. Inoltre forniamo supporto agli ambulatori di cinque villaggi situati nei dintorni, fuori dalla cittá.
Ricadono sotto la nostra responsabilitá le costruzioni, i trasporti, i mezzi di comunicazione, gli acquisti e il rifornimento di tutto il materiale, l'energia, la catena del freddo, l'approvvigionamento e la potabilizzazione dell'acqua, la gestione dei rifiuti, la preparazione alle emergenze.
Si, ok. Ma in pratica?
Per esempio ieri ho trascorso gran parte della giornata al Safa Dispensary. Abbiamo riparato il cancello attraverso il quale il camion che trasporta l'acqua aveva deciso di transitare senza averlo prima aperto. Abbiamo collegato le tubature di uscita dalla nuova torre dell'acqua, che rifornirá tutte le stanze di consultazione e i punti di lavaggio senza piú bisogno di utilizzare secchi e mestoli. Abbiamo spruzzato l'antizanzara nelle latrine e ribadito alle guardie e alle addette alle pulizie - che si erano lamentati della puzza e degli insetti - che i coperchi non hanno funzione puramente ornamentale e andrebbero posizionati sopra i buchi. Abbiamo ripulito il cortile posteriore raccogliendo il legname e i teli di plastica inutilizzati che oggi abbiamo donato a una scuola.
Oggi ho incontrato il proprietario del camion dell'acqua per informarlo che il costo della riparazione del cancello verrá detratto dal prossimo pagamento; contestualmente abbiamo discusso e rinnovato il contratto per i prossimi sei mesi. Sono andato alla pista di atterraggio a ricevere il cargo in arrivo da El Fasher. Ho preparato le ricevute per il pagamento dei lavoratori giornalieri che percepiranno il loro compenso sabato. Ho partecipato a una riunione di aggiornamento sulla sicurezza nella regione. Insieme a Jamal abbiamo verificato l'inventario del magazzino e abbiamo assemblato la grande scatola di legno con l'unitá di sterilizzazione che prossimamente spediremo a Serif Umra, un altro dei progetti MSF in Nord Darfur. Con Sefadin abbiamo aggiornato e fatto backup di tutti i computer.
Domani é venerdí: si dorme fino a tardi. Mi aspettano l'impianto elettrico a casa e il forno, che a quanto pare una decina di giorni fa é andato in fiamme.
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Mercoledì 15/10/2008 - 14:41
E finalmente ecco la buona e a lungo attesa notizia: il nostro strampalato logista é venuto in possesso del prezioso pezzo di carta che ne decreta il diritto a calpestare il suolo darfuregno.
Sabato scorso ho salutato El Fasher (dopo ovviamente essermi affezionato anche a quel posto torrido e polveroso, e relativi abitanti) e ho fatto ritorno alla base.
Non mi aspettavo un'accoglienza cosí calorosa: sorrisi, baci, pacche sulle spalle, abbracci. E "Ma quanto tempo..." e "Ci sei mancato..." e "Avevamo paura che non tornassi piú...".
Ma la sorpresa piú inattesa é stata l'ufficio, normalmente piú maschilmente incasinato della giá poco elegante media dei Log Office di MSF. Ripulito, ordinato. Addirittura fiori e biglietti di saluto sulla mia scrivania. Incredibile. A stento ho trattenuto le lacrime.
Un numero imprecisabile di tazze di té ha scandito il pomeriggio, intervallando racconti, resoconti e aggiornamenti. Le attivitá nel mio dipartimento sono progredite a rilento, anche i miei compagni si sono fatti un po' di vacanza.
La sera cena e chiacchiere tra espatriati. Il nuovo gruppo é giá ben affiatato. Credo che stare due settimane senza logista gli abbia fatto bene. Apprezzeranno le piccole cose che potró fare per facilitare il loro lavoro e la loro vita, nei prossimi mesi. Purtroppo hanno giá le liste pronte!
Si, ok, ma domani...
Ora si spegne il generatore e a nanna.
Prima di ritirarmi in camera passaggio in bagno: la classica latrina 'alla turca', modello VIP. Sbottono, mi accuccio e ZAM! Luce spenta!
Le batterie sono durate meno di cinque minuti. Evidentemente il caricatore/invertitore non funziona a dovere. Abituato al lusso di El Fasher non mi son portato la torcia.
Vado un po' a memoria, fortunatamente la luna piena mi assiste: porto a termine l'operazione nel chiarore notturno e via a letto.
Da domani si ricomincia!
Viva la sposa!
Domenica 05/10/2008 - 16:10
La casa degli epatriati a El Fasher è tradizionalmente tranquilla. In città c'è spesso elettricità, quindi raramente c'è bisogno di accendere il generatore. Il solo rumore che si sente è quello della tv via satellite quando qualcuno guarda i notiziari.
Da quando sono qui io le cose sono un po' cambiate: c'è sempre musica accesa e la sera, invece di andare a letto presto, se non ci sono riunioni o argomenti importanti da discutere, scatta il film.
Mi hanno fatto notare che il volume potrebbe essere troppo alto: non che i vicini si siano lamentati, ma sarebbe meglio non arrivare a quel punto. Quindi tengo sempre la manopola una tacca sotto a quanto vorrei.
Ieri sera momento di relax pre-cena: stravaccati sui divani con musica d'atmosfera in sottofondo.
All'improvviso arriva dall'esterno una prova microfono da Festa dell'Oratorio. Voce "un-due un-due-tre, pianola e violino. Impianto non proprio di alta fedeltà ma di ragguardevole potenza; in pochi minuti parte una caciara techno-arab assordante.
Usciamo e ci arrampichiamo sulla cisterna dell'acqua per sbirciare al di là del filo spinato. Olte il muro, nel cortile dei vicini, si sta tenendo una festa di matrimonio.
Ci saranno trecento sedie, nessuna libera, disposte tutto intorno. Gli uomini, tutti vestiti di bianco, in posizione centrale; le donne, macchie di colore, e i giovani, in pantaloncini e camicetta, ai lati.
Appollaiati strategicamente ci gustiamo la cerimonia. Le canzoni si susseguono richiamando di volta in volta gli uomini e le donne al centro. I maschietti camminano allineati in un serpentone, oscillano le spalle agitando in aria il braccio destro. Le fanciulle riunite in cerchio fluttuano impercettibilmente spostando il peso da un piede all'altro. Non esattamente una danza scatenata, ma scenograficamente interessante.
Fortunatamente i bambini possono scalmanarsi: come tutti i coetanei del mondo si dimenano allegri e ridicoli, liberi da freni inibitori o censure di sorta.
Uno zelante addetto riprende il tutto con la sua bella cinepresa a spalla, il pubblico può vedersi in diretta in un televisore a sette pollici.
Scatto qualche foto cercando di non farmi vedere. Poi, urlando per sovrastare la musica, cerchiamo di indovinare chi sono i novelli sposi. Individuiamo abbastanza facilmente il festeggiato: quello con la tunica rifinita in maniera più elegante, con il quale tutti si congratulano. Ci è invece impossibile stabilire quale sia la sposa. Ammesso che sia presente.
A un certo punto alcuni bambini ci avvistano. Da principio rispondono allegramente ai nostri saluti. Poi l'eccitazione aumenta e ci prendono per bersagli. Alla seconda sassata decidiamo che è meglio abbandonare la nostra postazione e tornare in casa.
I festeggiamenti sono proseguiti fino all'una. Abbastanza a lungo da tenerci svegli oltre l'orario in cui avremmo voluto dormire. Non abbastanza a per abituare le nostre orecchie a queste dolci melodie.
Per stasera ho pronti i Metallica ;-)
Saluti da El Fasher
Martedì 30/09/2008 - 00:51
Niente da fare: nonostante le corse furiose, le dita incrociate, i timbri falsi e gli scongiuri in rima il "dottor Carter" se ne rimane imboscato in attesa della fine delle feste e conseguente riapertura dei pubblici uffizi. Malesh, proprio adesso il team si è arricchito con l'arrivo di due nuove volontarie...
E qui ora la gente si impegna a trovare incarichi per tenermi occupato. Carini!
Ma siccome sono in vacanza, approfitto per mandare saluti a tutti quanti. In particolare alle famiglie di tre, ai greci, ai serbacci e agli spagnoli. A quelli che, nonostante l'incipente inverno (inverno? cos'è l'inverno?!?) hanno ri-iniziato a sudare in ufficio o sgambettando su qualche campo.
La cartolina è un'anticipazione, il tema delle scarpe merita una digressione dedicata: me ne occuperò volentieri in seguito. Ma facendo seguito alla richiesta del fratellozzo-giambozzo:
ormai manca solo un mesetto all''evento...la super suocera Valentina, informata del nome del nascituro, ha commentato: "Leonardo?...Leopardo?". Raccogli per cortesia informazioni su come si svezzano i cuccioli dei grandi felini africani.
suggerisco di non indugiare nella controversia ;-)
Esiliato
Sabato 27/09/2008 - 17:10
Il governo sudanese non brilla per la capacità di prendersi cura dei bisogni del suo popolo. Per non dire che si preoccupa deliberatamente di complicare la vita a diverse sue parti.
Per questo motivo ci sono numerose organizzazioni umanitarie che tentano di porre rimedio alle carenze più grandi. La presenza delle ONG è di volta in volta reclamata, incoraggiata, tollerata, boicottata, osteggiata. A seconda del tornaconto - in termini politici, economici, strategici - che le loro attività possono procurare.
Una delle armi di controllo a disposizione dell'amministrazione è la burocrazia. La concessione di visti, permessi e autorizzazioni è un modo per limitare il movimento di persone e mezzi; di conseguenza la capacità lavorare. Ci sono numerose agenzie formalmente intitolate a facilitare questi processi. Funzionano come un rubinetto che viene aperto o chiuso per concedere o revocare libertà operativa.
Sono dovuto andar via da Kebkabyia. Perchè il mio permesso di transito in Darfur è scaduto.
Per arrivare in Sudan è necessario valicare il primo scoglio: ottenere il visto di ingresso. In alcuni casi fortunati bastano pochi giorni, in media un paio di settimane. Freeman, l'amico cinese che ho conosciuto in Sierra Leone, aveva dovuto rinunciare a una missione qui dopo aver atteso per tre mesi il prezioso tagliando sul suo passaporto. Il ritardo può essere giustificato con fattori intuibili (nazionalità, professione...), a volte dipende da ragioni assolutamente imprevedibili.
Una volta a Khartoum occorre ottenere dei permessi temporanei, della durata di trenta giorni, per poter raggiungere la propria destinazione. Di solito questo non è un grosso problema. Poi però, entro la scadenza del mese, bisogna formalizzare le autorizzazioni definitive. Permesso di soggiorno, permesso di lavoro e permesso di transito. Altrimenti scatta l'espulsione verso la capitale.
Si narrano numerosi frustranti aneddoti di gente che è rimasta incastrata in questo meccanismo per settimane. Ho incontrato Brima appena arrivato a metà agosto. Ci eravamo conosciuti di sfuggita a Bo a marzo. Era già in esausta attesa delle sue scartoffie. Che sono arrivate due settimane fa, proprio mentre il progetto di Kaguro, a cui era destinato è stato evacuato per motivi di sicurezza. Ci è finalmente potuto andare giovedì scorso, con lo stesso elicottero che portava me via da Kebkabyia.
Nel mio caso pare che la difficoltà sia la scarsa simpatia che a Khartoum si nutre nei confronti degli ingegneri - piccolo il mondo, eh?!?
Quindi negli incartamenti per la richiesta abbiamo allegato il diploma di maturità. Non ci sarebbero dovuti essere problemi, mi sono portato una scansione ad alta definizione. Evidentemente l'atteggiamento vagamante hi-tech ha destato ulteriori sospetti, hanno richiesto l'originale!
Mobilitazione a Osio Sotto per spedire via corriere espresso la carta a Bruxelles e attesa per la prima volontaria in viaggio verso il Sudan. Nel frattempo il tempo è scaduto e ho dovuto lasciare i colleghi e il progetto. Attualmente sono a El Fasher. Seminascosto, perchè formalmente sarei dovuto uscire dal Darfur; da qui, se la situazione si dovesse sbloccare in tempi brevi, potrò tornare rapidamente a casa.
Ulteriore elemento di sfiga: il Ramadan sta per finire. Il termine del periodo di digiuno e privazioni si celebra la Eid, un indeterminato numero di giorni di festa. Ovviamente gli uffici pubblici rimarranno chiusi: se il permesso non si materializza entro domani il mio non richiesto soggiorno di vacanza-premio si prolungherà indefinitamente...
Ieri a Khartoum si sono registrati 47°C, spero di non doverci andare. El Fasher è un punto di supporto logistico e un luogo di transito per gli operatori in transito tra la capitale e i progetti nel Darfur. È un tantino meno torrida, ma non c'è molto da fare, e io non posso andare troppo in giro. Ho un po' di lavoro al computer, c'è un tavolo da ping pong, mi sono portato un paio di libri. Gli altri qui sono contenti di avermi perchè fiduciosi nell'equazione che vuole ogni italiano depositario di prezioso talento ai fornelli. Ero un tantino spaventato ma evidentemente le aspettative erano sufficientemente basse per vedere la mia pasta promossa a pieni voti.
Oggi tenterò di elemosinare l'accesso ad internet a MSF-Spagna. Se leggete, probabilmente è andata bene.
Spero di potervi presto dare notizie da Kebkabyia. Ciaooo!!!
Auto chic!
Lunedì 22/09/2008 - 18:36
Non smette di sorprendermi il gusto con cui vengono personalizzati gli allestimenti interni dei veicoli.
Ho pensato di regalarvene un assaggio e ho scattato una somiglianza della (scarsa) visuale offerta al passeggero di Romeo Five, il nostro fuoristrada (?!) a noleggio.
L'armonia e il perfetto equilibrio di volumi e colori sono degni di un giardino zen.
Tengo a far notare l'iscrizione coranica oro su argento che sovrasta la plancia, il coprivolante pitonato, la savana di pelo bianco del cruscotto custodita dal feroce felino e la cornice di fiori di plastica, collane intrecciate e santini vari.
L'autoradio é rotta (ma si compensa col cellulare), contachilometri e tachimetro non vanno e il finestrino si abbassa a pugni, se sei abbastanza forte.
Quando piove tanto vale fermarsi, che di dov'é la strada non ne puoi avere idea. Ma innervosirsi é impossibile di fronte a tanta delicata bellezza!
X Mom
Sabato 20/09/2008 - 22:42
Sí, mamma, un Wadi é piú o meno un fiume. O il suo letto asciutto - a seconda della stagione o della giornata (come ho cercato di descrivere altrove anche una strada puó assomigliare a un fiume come lo intendiamo noi, ma non é un wadi). Oppure é un wadi anche la gola o vallata che il corso ha scavato nel tempo.
Insomma il concetto puó sembrare vago.
Ma neanche l'idea che avere piú gente armata per strada garantisca maggiore sicurezza mi convince del tutto... No?!?
Comunque sí, Kebkabyia é come l'Italia: abbiamo l'esercito in cittá e l'equivalente locale della guardia padana - purtroppo!
In ogni caso, stai tranquilla: l'animazione ha luogo di notte, e noi non siamo invitati. Dalla sera alla mattina stiamo belli chiusi nella nostra roccaforte di muri alti e filo spinato, protetti dalle nostre guardie. Che sono disarmate, ma molto simpatiche e cucinano decisamente bene!!!
Parlano pochissimo inglese: perció in mezzo a mille risate riusciamo a condividere un messaggio ogni mezz'ora; é un po' come essere ubriachi.
Se riesco a imparare qualche parola di arabo il merito é soprattutto loro ;-)
Saluti da Kebkabyia
Venerdì 19/09/2008 - 17:40
I bambini di Kebkabyia non hanno pastelli colorati. Se li avessero il marrone sarebbe di gran lunga quello più consumato.
Morbidamente adagiata lungo la strada che congiunge El Fashir a El Geneina, nel 2003 la città contava circa ventimila abitanti. Negli anni seguenti a causa di bombardamenti, razzie e incendi nei territori circostanti molte persone in fuga sono confluite qui. Sono gli IDP (Internally Displaced People), dislocati all'interno del proprio paese e impossibilitati a tornare a casa - ammesso che ancora ne abbiano una.
Diversamente da quanto tipicamente accade in circostanze analoghe molte famiglie hanno deciso di stabilirsi in maniera permanente; in pochi anni l'enorme campo di accoglienza si è trasformato in una cittadina, popolazione stimata oltre le settantamila unità.
A sud il confine naturale è tracciato dal Wadi Gharb; oltre si trovano il campo militare i poco raccomandabili quartieri di El Shati e Kinin, off limit per noi. Verso nord si srotola uno scacchiere di larghe strade di terra e sabbia che delimitano le abitazioni. La varietà architettonica non è eccezionale: alti muri di recinzione delimitano e proteggono le case. Due possibilità: mattone a vista o pietra e fango.
Dai cortili interni spuntano le sommità di paglia dei tetti delle capanne e le cime di qualche albero solitario. Parcheggiato fuori dal cancello, alla ricerca di ombra dal sole a picco, l'immancabile, impagabile asino. Capre alla ricerca di fili d'erba tra il materiale da costruzione sparso ovunque.
Dalle porte spuntano i visi furbetti dei bambini: avvistano i visi pallidi da lontano. Ti corrono incontro festanti gridando "khawadja, khawadja... ok?!?" e mostrano il pugno col pollice alzato.
Non è una ambiente semplice per individui come me, dotati di un non spiccatissimo senso dell'orientamento: incrocio dopo incrocio lo stesso paesaggio di pareti ocra, ciucci e pargoli canterini. In luogo delle ammiccanti insegne pubblicitarie delle multinazionali, i bianchi teli di protezione griffati Unicef, Oxfam, UsAid, Croce Rossa Internazionale...
La monotonia cromatica è spezzata dall'apparizione esplosiva di alte e slanciate figure di donne avvolte in sgargianti tessuti variopinti. Avvicinandosi si aggiustano il velo sul capo, rispondono timidamente al saluto e passano oltre.
Gli uomini si spostano per lo più in bicicletta, a dorso di somaro o su artigianale carretto di metallo trainato dallo stesso motore ragliante. I più ricchi elegantemente abbarbicati in cima ai cammelli, vestiti in jalabía, la tunica bianca, il capo protetto da candidi turbanti.
Tutti, a due o quattro piedi, si scansano al passaggio di camion e fuoristrada, spesso carichi di militari: polizia, sicurezza nazionale, milizia armata, forze di pace internazionale. Belli pasciuti, occhiali da sole e kalasnikov in braccio, transitano veloci cercando di evitare le buche più grosse.
Le diverse etnie presenti sono raggruppate in quartieri piuttosto omogenei - anche se ai miei occhi sfuggono le differenze.
La zona piú animata della cittá é quella che circonda il mercato. La strada piú breve per andare dall'ufficio all'ospedale ci passa attraverso. É divertente ma anche pericoloso. Qui si radunano i Janjaweed, i soldati a cavallo (o su cammello) responsabili di tante riprovevoli azioni pseudomilitari. Quando c'é qualche scazzo in cittá di solito parte da qui. I nostri contatti ci tengono costantemente informati sul livello di tensione e sul grado di sicurezza nei dintorni.
Proseguendo verso nord la densitá delle abitazioni diminuisce: la pianura bruciata accompagna lo sguardo fino all'orizzonte incorniciato da una doppia corona di monti.
Mi vengono in mente le Orobie e la loro presenza di sottofondo ai paesaggi di casa... Un giorno l'ho detto a Jamal, il mio assistente-maestro-angelo custode. Durante gli anni piú difficili, quando l'esercito bombardava la cittá, lui quelle montagne le ha scalate. Ma neve in cima non ne ha trovata. A dire la veritá la neve non sa bene cosa sia, e non so se sono riuscito a rendere l'idea. Gli mostreró alcune foto. Dice che comunque vuole andare a vederla in Europa quest'acqua gelata che cade a fiocchi dal cielo.


Acqua
Lunedì 15/09/2008 - 18:25
Oggi pomeriggio ha piovuto mezz'ora... Le strade si traformano in fiumi, l'attività della città rallenta...
Ieri il temporale è arrivato più tardi, sorprendendoci sulla strada verso casa. A piedi.
So che anche lì piove, ma credo che qui la si prenda più volentieri.
E questa volta, memore della prima esperienza con i temporali africani (eh, M&M?!?) ho pensato bene di lasciare la macchina fotografica in tasca, all'asciutto.
Insh'allah
Venerdì 12/09/2008 - 09:58
Eccoli lì! Tre poveretti sudati sotto l'impietoso sole della tarda mattina di Kebkabyia.
Uno è Mohammed Ibrahim, tecnico di Oxfam - organizzazione umanitaria che opera nell'ambito della salute e dell'igiene. Gli altri due sono operai giornalieri assoldati per questo lavoro e affidati alla supervisione di Mohammed. Jamal ed io li cercavamo da un po', sulla strada che porta dalla nostra clinica alla cisterna di acqua. Speravamo fossero un pezzo più avanti, invece sono ancora lì...
L'acqua clorinata ai due dispensari la trasportiamo con un camion, due volte alla settimana, all'occorrenza tre. È un'attività costosa e comporta un notevole spreco. Quattro mesi fa è stato definito questo accordo per connetterci alla rete di pompaggio e distribuzione di Oxfam.
Si trattava di posare condutture dalle nostre taniche ai punti di pompaggio, per una distanza comèplessiva di circa un chilometro. C'erano i tubi di XXX, normalmente sono lunghi 90 metri ciascuno, ne avevamo a disposizione alcuni accorciati perchè rovinati, ma in quantità sufficiente. Mancavano i connettori per saldare i segmenti in un'unica conduttura. E siccome qui è molto più semplice reperire forza lavoro a buon mercato che far arrivare la merce, si è deciso di procedere al''interramento, lasciando sovrapposte le estremità di ogni tratto.
Dieci giorni fa finalmente i connettori sono arrivati: quindi abbiamo fissato per oggi l'inizio dei tanto attesi lavori. Mohammed era presente durante la prima fase, quindi sa dove scavare per trovare i punti di giuntura. Ha stimato necessario l'aiuto di due persone per due/tre giorni, Insh'allah!!!
Insh'allah - più o meno traducibile con "se Dio vuole" - è la temutissima clausola con cui viene chiuso ogni accordo. Postilla che riprecipita nell'indeterminatezza e nell'incertezza ogni pianificazione faticosamente concordata, ricordandoci che ogni nostra congettura è polvere esposta all'imperscrutabile sbuffo Divino.
Pare dunque che Allah abbia in mente un calendario diverso.
Mi ero immaginato un operazione chirurgica: trova il posto della prima giuntura, scava un buco, dissotterra le due estremità, taglia, collega, ricopri e passa alla prossima.
Mohammed, Adam e Daoud sono ancora al tratto di viale di fronte alla clinica, nei pressi della prima curva. La strada sembra infestata dalle talpe. Ci sono tratti di trincea trasversale, scavati per intercettare il tubo dove il nostro fidatissimo presumeva che fosse la sovrapposizione. E pezzi di tubo scoperto, ma niente ombra di estemità.
Niente ombra.
Mohammed è incredulo. Accidenti ai bambini che hanno rimosso il sasso che aveva messo come segnale. E alla stagione delle piogge che ha cancellato le tracce del vecchio scavo. Cammina avanti e indietro contando i passi e ogni volta si ferma a una distanza diversa. I due picconano la terra al centro della strada, dandosi il cambio ogni cinque minuti. Probabilmente intuiscono che il loro contratto verrà prolungato.
La gente che passa si ferma a dare un'occhiata, poi prosegue.
Verso le tre del pomeriggio finalmente nella terra accanto al tubo ne appare un secondo. Evviva! Manco avessimo trovato il petrolio!
In dieci minuti Mohammed accorcia, incolla, assembla e stringe. Poi mi guarda interrogativo. I ragazzi sono a digiuno e non bevono dall'alba. Mi garantisce che di questo sito non era sicuro, ma gli altri li conosce precisamente.
Facciamo una foto, a memoria futura, e ci congediamo: sono liberi di andare a casa ad attendere il tramonto.
Domattina si inizia presto ed entro sera colleghiamo il primo dispensario.
Insh'allah!!

Mom
Venerdì 12/09/2008 - 09:56
Ma quanto è figa la mia mamma?!?
Belli i messaggi di tutti, carichi di scalcagnato gradevolissimo affetto.
Ma - lo dice da tempo il Cavallo - quelli targati "mom" c'hanno qualcosa in più!
Cosa dici, madre: prolungo di un anno, solo per poter leggere i tuoi racconti?
E adesso, solo per non farla ringalluzzire troppo, pubblico la sua foto all'aeroporto, appena prima della partenza :-)
Ricezioniste e cammelli
Sabato 06/09/2008 - 18:00
L'altroieri dovevamo fissare una riunione con la WFP per discutere i dettagli di una consegna di sorgo.
"Ci vediamo nell'ufficio di MSF?"
"Ma no, non scomodatevi: vengo io da voi!"
Così ero ancora lì. E già che c'ero (?!) ho approfittato per postare il raccontino del Corano elettronico. Imbattendomi nell'ondata di reazioni sollevata dalla receptionist e dal fegato di cammello. Tutti nell'ufficio mi fissavano mentre ridevo davanti al monitor: GRAZIE!
Urge comunque qualche puntualizzazione.
La signorina in questione (che oggi non è di turno) è decisamente sudanese e rigidamente abbigliata alla gettonatissima moda arabica: quindi ogni mio commento era ispirato esclusivamente ai lineamenti del suo viso. Angelico, indubbiamente. Ma vi assicuro che occorre moderare anche la contemplazione.
Sul versante culinario ci si può concedere qualche divagazione maggiore. Vero, ho perso la mia timidezza da molto tempo, svezzato dall'estro giambesco. Ma non posso dimenticare che il gran sacerdote dello sperimentalismo da fornello - creatore tra l'altro della frittura di cucina con effetto Montezuma - agli albori della sua carriera, utilizzava la nostra malcapiatata cagnetta come assaggiatrice dei suoi maligni tentativi, la domenica pomeriggio, quando invece di studiare ci abbuffavamo guardando il basket jugoslavo su Telecapodistria. E che in un caso esemplare la poveretta ha passato tre giorni tramortita sulla sua branda dopo aver trangugiato una torta al "vediamo un po' cos'altro c'è in frigorifero?!?".
Non so, cara Mom, se questa è una confessione postuma... Nel caso, spero che il reato sia caduto in prescrizione. Altrimenti temo che possa scattare anche per me l'incriminazione da parte della Corte dell'Aja.
In ogni caso, no: non sono schizzinoso. E qui se ne sono già accorti tutti.
Idolo
Giovedì 04/09/2008 - 17:36
Questo gingillo è fantastico! Sembra un Game Boy, o un lettore mp3 di prima generazione.
Mi chiedevo come mai Ali stesse sempre ad ascoltare musica... Ma di lavoro fa il traduttore medico, pensavo che magari studiasse...
In realtà è un audio/video riproduttore del Corano.
Si possono ascoltare i sacri versi dal piccolo diffusore incluso, oppure riservatamente dagli auricolari.
E si può accompagnare l'ascolto leggendo le Sure dal display, selezionando la traduzione nella lingua preferita - non impeccabile, ma onesta.
La cosa più sorprendente è che non è cinese!!! Made in Korea, magari non si rompe subito... ;-)

Finalmente online
Venerdì 29/08/2008 - 15:20
Questi della WFP - gli stessi dell'elicottero - sono proprio fichi: receptionist reclutata all'agenzia modelle, uffici con aria condizionata, biscotti deliziosi (è il loro mestiere) e ... INTERNET VIA SATELLITE!!! Penso che verrò a trovarli spesso :-)
Vi mando tutti un po' ri roba tutta insieme.
A presto!
Fuso
Venerdì 29/08/2008 - 15:19
he differenza di fuso orario c'è tra l'Italia e Kebkabyia?
Quando il mio telefono squilla e io prendo a pugni la zanzariera per cercarlo sul comodino, il display lampeggia le 07:00.
A casa sono ancora le sei e spero che la maggior parte di voi sia ancora nel mondo dei sogni.
Tabella GMT alla mano quindi sembra facile: qui siamo un'ora avanti.
La realtà è un po' più complicata: il sabato si lavora mezza giornata, il venerdì è festa. La domenica si lavora normalmente.
Sembra una cosa da nulla, ma due giorni di anticipo sfasano completamente la percezione della settimana; quando cerco di pianificare le attività faccio sempre casino. Pare che ci voglia un mesetto, poi ci si abitua. Speriamo...
Quindi oggi è venerdì/domenica. Sarebbe giornata di polenta. Faccio appena in tempo a farmi cogliere da un pizzico di malinconia che Mohammed, guardia di turno, mi chiama e mi invita a mangiare con lui. Sta cucinando fegato di cammello e cipolle. Mi hanno spiegato che fa proprio brutto rifiutare: accetto non senza un minimo di riluttanza.
Assolutamente fuori luogo: prendo un pezzo di pane e - usando esclusivamente la mano destra - raccolgo direttamente dalla pentola un boccone di pietanza. Molto saporito, piccante, decisamente buono. La titubanza iniziale viene meno, in tre minuti spazzoliamo.
Mamma, tranquilla: il programma di ingrasso prosegue. Sfioro i 75 kg, meglio che prima della partenza per la Sierra Leone :-)
Solitaria nuvola all'orizzonte: la settimana prossima inizia il Ramadan
Ma il Doc lo sa, basta adottare un pizzico (?!) di sconsiderata indifferenza... non c'è di che preoccuparsi!!!
Crna Gora
Venerdì 29/08/2008 - 15:18
A tavola siamo solo Andreas ed io. Lui è il coordinatore di progetto. Io sono stanco. Le ragazze oggi hanno deciso di trascorrere la pausa pranzo al mercato. Mangiamo rapidamente concedendoci brevi scampoli di conversazione: al termine scatta l'occhiata complice e ci catapultiamo in salotto, stravaccati sul divano a gustarci un insolito dopopasto privo del colorito cianciare di Ann, Laura e Sarah.
Anche il generatore è spento. In sottofondo il canto degli uccelli che svolazzano tra gli alberi, sovrastato ad intermittenza dagli schiamazzi dei bambini del vicinato che giocano per strada e dal raglio degli asini parcheggiati all'ombra di un muro alto. Ogni tanto la radio gracchia sommessa, aggiornando la base degli spostamenti di mezzi e persone.
Siamo quasi precipitati in una piacevolissima pennica quando veniamo improvvisamente strappati alla realtà da una chiamata inattesa: Tango 2 è intrappolato nel fango. Si corre alla base.
Tango 2 è il camion che usiamo per i trasferimenti più lontani, soprattutto durante la stagione delle piogge. Stamattina era impegnato in un 'kiss movement' con Kaguro per il trasferimento di pazienti e materiale. Questo tipo di contatto prevede che due veicoli provenienti dalle rispettive postazioni si incontrino a metà strada, si scambino il carico e tornino indietro.
La strada in questione attraversa aree controllate da diverse fazioni ed è costellata da checkpoint: per percorrerla è necessario acquisire speciali permessi di transito, e non è infrequente imbattersi in rapinatori armati.
La notte scorsa ha piovuto in abbondanza. Sulla strada del ritorno, nei pressi di un wadi (un wadi è un avvallamento durante la stagione secca, un fiume in quella umida), la pista era ostruita da un albero caduto. Nel tentativo di aggirarlo le ruote posteriori sono tristemente affondate in un'infida pozzanghera melmosa.
Scatta l'emergenza. Cerchiamo di stabilire una comunicazione con l'equipaggio per capire quali sono le loro condizioni, in particolare quelle della paziente, se sono in grado di tirar fuori il mezzo dal guano, se nelle vicinanze ci sono luoghi sicuri dove chiedere aiuto ed eventualmente trascorrere la notte.
Nel frattempo avvertiamo la capitale per avere direttive e allertiamo Kaguro perchè preparino un mezzo leggero per cercare di andare recuperare i naufraghi.
L'autista-meccanico Abulgazin è ottimista: dice di non mandare nessuno, che tanto chiunque altro rimarrebbe impantanato. Maledice i maledetti attrezzi cinesi con i quali fatica a liberare le ruote dal guano.
Ci rassicura: entro dieci minuti il bestione sarà fuori dalle sabbie mobili.
Conoscendo la sua abilità e la forza che sprigionano le sue enormi mani sarei ottimista pure io. Purtroppo è l'ottava volta che tenta di convincerci che ce l'ha quasi fatta. Non c'è più molto tempo prima che arrivi la sera e dobbiamo iniziare ad attivare il piano di recupero.
Da Khartoum arriva il semaforo verde, il fuoristrada parte da Kaguro. Purtroppo però c'è un problema per uno dei passeggeri: per questioni tribali non può passare dall'altra parte, sarebbe troppo pericoloso per lui. Deve cercare un posto sicuro dove passare la notte: forse a bordo del camion? C'è tensione, in questi momenti concitati è difficile intuire qual è la decisione migliore.
Finalmente arriva la notizia attesa: Abulgazin è riuscito a scavare il fango da sotto le ruote. Seguiamo con apprensione il racconto della manovra sul terreno insidioso fino alla pista, in arabo con una sommaria traduzione istantanea.
In pochi minuti sono di nuovo sulla strada, giusto in tempo per essere a casa entro il tramonto.
Me li immagino che si abbracciano sudati, infangati, stanchi e solidali come nella pubblicità del'amaro, quello dal sapore vero.
Già, un Montenegro. Non è che mi sia mai piaciuto un granché. Ma un bicchierino adesso...
Riccometro
Venerdì 29/08/2008 - 15:16
Per il trasferimento da Khartoum a Kebkabya - la mia futura casa - ci si appoggia alla World Food Programme, l'agenzia ONU per la nutrizione, che effettua servizio di trasporto aereo per il personale delle varie organizzazioni umanitarie. Il trasferimento è diviso in due tappe: dalla capitale un bielica ci ha portato, con fermate intermedie a Nyala e El Ginina, fino a El Fasher. Da lì il giorno successivo siamo stati prelevati da un elicottero russo che ci depositato a destinazione.
Viaggio emozionante, paesaggio mozzafiato - recentemente ha piovuto parecchio e il posto è verdissimo.
Ma - soepresa!?! - bagaglio consentito: 15 kg a persona. Quindici!!!
E io che pensavo di essere stato proprio bravo ad aver limitato il peso della valigia...
Se consideriamo che la borsa con il pc pesa da sola sette chili e che ho in carico anche un pacco di medicinali, mi trovo costretto a rivisitare drasticamente il contenuto: dovrò scegliere tra il mouse e un paio di mutande... Inoltre i miei prossimi compagni dovranno pazientare prima di avere il parmigiano e la nutella che contavo di portare in dono.
Dunque: avevo già anticipato che sarò forzatamente astemio.
Ho anche accennato che scattare foto nei luoghi pubblici è proibito.
Ora ho dovuto lasciare per strada parte del mio selezionato abbigliamento, con l'aggravante che nonostante la temperatura sia spietata non è consentito indossare pantaloni corti né canottiere.
Forse non ho menzionato il coprifuoco: dalle 19:30 siamo obbligatoriamente tutti chiusi in casa.
Ma, peggio di tutto - sì, lo so, sono malato - l'accesso a internet, che speravo sarebbe potuta essere dignitosa, ai primi test si sta dimostrando disastrosa. Se sono riuscito a inviare questo, vuol dire che sarò riuscito quantomeno a stabilire una connessione.
Mesi fa, in occasione della partenza per la Sierra Leone, Filippo mi avvisò - usando parole di Thoreau - che "ogni uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno".
Qui siamo sulla strada per sentirci dei Paperon dè Paperoni!!!

khartoum
Martedì 19/08/2008 - 23:33
Sono in Sudan!
Khartoum.
Triplice città, adagiata attorno alla confluenza tra i due Nili: Bianco e Blu.
Strade polverose; pelli olivastre e sguardi affilati si intravedono tra tessuti abbondanti.
Il sole picchia duro, il muezzin si sgola, gli asini avanzano arrancando.
Purtroppo i flash non sono apprezzati, la macchina fotografica se ne sta ben chiusa in tasca.
È bello aver imparato due basilari formule di saluto: rompono il ghiaccio (aah...). poi la conversazione può proseguire in inglese.
Servirebbe del tempo per indagare lo spirito di questa città.
Purtroppo non ce n'è. Cerco l'ombra.
Tornerò!
... stato interessante ...
Venerdì 15/08/2008 - 01:12
Eccoci qua, di nuovo a Bruxelles, in preparazione per una nuova partenza.
Domani si vola a Khartoum.
Sì, lo so: Darfur suona male.
Le reazioni delle persone a cui ho comunicato la destinazione possono essere - non del tutto equamente - suddivise tra le tre opzioni:
1) "Darfur? E dove cacchio è?!?" e
1-bis) "Ma è il nome di una caramella?"
2) "In Darfur? Ma sei pazzo?!?"
3) "Ma torni sposato?!?"
La terza corrente è ovviamente esclusivo appannaggio della nonna Angela e dei suoi discepoli matrimonialisti.
Se tu che leggi ti riconosci nella prima possibilità, allora ti consiglio di googlare la parola e darti un'infarinatura enciclopedistica, in attesa che le future pagine di questo diario abbattano pregiudizi e gettino illuminanti squarci sulla reale natura di questo misterioso e screditato posto (quanto me la tiro!!).
Molto più probabilmente - visto che i miei amici sono mediamente persone che hanno fatto le scuole alte e sanno leggere anche in corsivo - sono incredulità e/o biasimo ad essersi dipinti sul tuo volto. Allora sappi che sono perfettamente consapevole delle difficoltà e delle privazioni che questo viaggio in Nord Sudan necessariamente comportano.
Dopo tutto, mi sono detto: se la Vale (impenitente teorizzatrice del livello di sbronza costante e continuo) ce l'ha fatta; se Erika (produttrice ed assaggiatrice maestra di ottimo vino) e Marianna (che non è mai rimasta indietro a nessuno) ce la stanno facendo; e se perfino Ruslana riesce a limitarsi alla bottiglia di vodka che conserva sotto il cuscino; allora confido di poter sopravvivere anch'io a sei mesi senza alcool!
Basta prenderla come una gravidanza accertata :-)
Quindi sotto con le nausee ansiogene, le voglie improvvise e l'istinto materno; speranzoso di proseguire il trend di aumento ponderale.
Un ultimo brindisi a tutte le pance crescenti.
E a risentirci alla prossima ecografia!!!